ItaliaOggi, 13 agosto 2022
Orsi & tori
Matteo Salvini fa rivoltare nella tomba il grande Guido Carli. L’ultima trovata del capo della Lega farebbe ritornare l’Italia al 1936, annullando la fondamentale riforma che l’ex-governatore della Banca d’Italia compì per il sistema bancario quando divenne ministro del tesoro dal 1989 al 1992, adeguandolo a quello del resto d’Europa. Ritornare al 1936 perché allora la nuova legge bancaria pensò di risanare le banche nazionali che erano state colpite dalla crisi del ’29, avendo in portafoglio partecipazioni di aziende industriali con la capacità di compire operazioni miste, impedendo alle banche ordinarie di fare qualsiasi operazione che non fosse il puro credito. Quella legge fu infausta perché determinò, dopo la Seconda guerra mondiale, che in Italia ci fosse una sola banca d’affari, Mediobanca, generando le condizioni disastrose tuttora esistenti della mancanza di un vero mercato italiano dei capitali.
Su MF-Milano Finanza di giovedì 11 Andrea Pira ha rivelato che nel programma di Salvini c’è il ritorno alla separazione tra banche commerciali e banche d’affari. In concreto, le banche commerciali, che avrebbero un trattamento fiscale diverso e favorevole, non potranno «effettuare attività legate alla negoziazione e all’intermediazione di valori mobiliari». Inoltre, divieto di detenere partecipazioni o stabilire accordi di collaborazione commerciali di qualsiasi natura con banche d’affari. Terzo punto: il divieto per i rappresentanti, i direttori, i soci di riferimento e gli impiegati delle banche d’affari di ricoprire cariche direttive o detenere posizioni di controllo negli istituti commerciali. E non bastasse, per sconvolgere ulteriormente il sistema bancario italiano, in questo caso in uno dei 15 punti del programma concordato con FdI e Forza Italia, il Carroccio rilancia il principio del diritto al conto corrente per tutti da inserire nella prossima manovra.
Cari banchieri commerciali e banchieri d’affari, all’erta! Anche se la Lega, dopo la rivelazione di MF-Milano Finanza, nel programma definitivo ha edulcorato il concetto ribadendo però l’intenzione di ripristinare l’antica separazione, non c’è tempo da perdere. La Lega forse non ricorda quale danno ha provocato la riforma del sistema delle banche popolari deciso impulsivamente dal governo di Matteo Renzi. Ancora oggi l’Italia ne sta pagando le conseguenze. È quando la demagogia prevale sulla competenza. È il vero pericolo che l’Italia sta correndo con il rifiuto da parte del centrodestra dell’agenda Draghi, in un periodo in cui invece, per affrontare i mille problemi economici che il paese ha di fronte, su tutto dovrebbe prevalere la competenza.
Ma si rende conto la Lega di come è fatto il sistema bancario dei maggiori paesi della Ue? Si rende conto che oltre al sistema misto in cui le banche commerciali possono compiere qualsiasi azione simile alle banche d’affari, la collaborazione fra istituti diversi è fondamentale per lo sviluppo dell’economia del paese? La fondamentale differenza fra banche commerciali e banche d’affari è che queste ultime non possono gestire conti correnti e sportelli almeno in maniera diretta, tanto che Mediobanca per farlo ha dovuto creare CheBanca. Ma vogliamo far tornare il sistema bancario appunto al ’36, i cui effetti per decenni sono stati il monopolio di Mediobanca e un mercato dei capitali (la Borsa) riservata solo a poche famiglie protette da Mediobanca?
Le balzane idee della Lega, che oggi come parte del centrodestra è in vantaggio per il risultato delle prossime elezioni, sono esattamente opposte a ciò di cui l’Italia ha bisogno: un vero mercato dei capitali, una borsa forte, che non può prescindere dal lavoro non limitato di banche commerciali e di banche d’affari per fare in modo, con una borsa vera, che la grande parte del risparmio italiano sia investito in Italia, determinando un forte sviluppo del pil e quindi un ridimensionamento del debito pubblico.
Sono questi gli obiettivi della grande campagna lanciata da MF-Milano Finanza e ItaliaOggi, alla quale stanno aderendo già personaggi con grande responsabilità nel paese (come il presidente della Abi, Antonio Patuelli) o come l’ex-direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, attuale presidente di Tim, il primo operatore digitale italiano, il bravissimo capo ufficio studi in Intesa SanPaolo Gregorio De Felice, che con dovizia di dati ha portato alla campagna, tecnica e non politica, dati fondamentali paralleli, per esempio a quelli contenuti in Orsi&Tori della scorsa settimana; mentre qui ho citato il paradosso che l’Italia sia l’ottavo paese al mondo per pil e invece solo diciassettesimo per la capitalizzazione del mercato borsistico, De Felice ha aggiunto che in termini di capitalizzazione l’Italia rappresenta appena lo 0,7% a livello mondiale mentre il pil è pari al 2% del pil mondiale.
Il presidente Patuelli aprendo il dibattito ha fatto poi di più, perché subito dopo ha rivolto un appello diretto ai partiti perché tengano conto di questi valori, in una nota firmata insieme al direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini; nella nota pubblicata da tutti i media, si sostengono le richieste della campagna, non certo elettorale ma tecnica di ItaliaOggi. Con la speranza che partiti finiti fuori pista sul tema, come la Lega, in materia bancaria e finanziaria facciano alla fine solo valutazioni tecniche e non politiche propagandistiche, come invece lascia intendere uno dei 15 punti concordati con il resto del centrodestra di fissare il diritto di tutti i cittadini di avere un conto corrente. Non c’è banca che lo abbia mai rifiutato, se solo il cittadino ha le caratteristiche di onorabilità per averlo.
ItaliaOggi che da sempre persegue un’informazione libera e indipendente al servizio del sistema finanziario ed economico del paese e dei cittadini e non parteggia per nessun partito, ma non può non lanciare l’allarme di fronte a proposte senza fondamento tecnico ma solo propagandistico, in un momento in cui per tutte le economie, e quindi a maggior ragione per quella dell’Italia, non si possono commettere errori gestionali poi irreparabili.
Nel quarto intervento sul tema, il professore ordinario di diritto amministrativo alla Sapienza, Marcello Clarich, ha esordito giustamente ricordando che «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme», come recita l’art. 47 della Costituzione. Ebbene, di fronte all’impegno degli italiani che realizzano il secondo risparmio al mondo dopo i giapponesi, a causa della mancanza di un mercato vero dei capitali dove il risparmio possa affluire, a causa di una mancanza di cultura dell’investimento azionario e di una cultura diffusa della quotazione in borsa da parte delle aziende, per il 75% questo risparmio italiano finisce per finanziare economie diverse da quella nazionale. Il misfatto avviene attraverso il canale di fondi o perché è direttamente stabilito dalle leggi della Ue che ciò sia possibile. Ed è inevitabile che ciò avvenga poiché in Italia manca per così dire, mancando un mercato vasto, la materia prima su cui far affluire le enorme risorse risparmiate dal popolo italiano.
La strada non può essere certo quella della proibizione dell’investimento in azioni e fondi esteri, ma l’Italia deve diventare competitiva per trattenere in Italia la percentuale massima possibile del risparmio. Il professor De Felice ritiene che ci siano almeno 2 mila pmi già selezionate da Intesa SanPaolo che potrebbero quotarsi. Perché ciò avvenga, oltre a una vasta azione culturale verso gli imprenditori che per anni non hanno mai visto una prospettiva nella quotazione essendo il mercato un catino riservato a pochi e quindi altamente speculativo, occorre, è inutile girarci intorno, che vengano decisi provvedimenti fortemente incentivanti con l’arma più efficace, il fisco agevolato sia per chi si quota che per chi acquista le azioni. Puntando sul grande sviluppo, ciò che le entrate fiscali perderanno per l’agevolazione rispetto alle aliquote attuali, sarà ampiamente recuperato con lo sviluppo del più ampio pil del Paese. È vero, qualcosa, come ricorda De Felice, è stato fatto con i Pir, i Pir speciali e gli Eltif, ma non basta. Stabilendolo la Costituzione, l’Italia deve diventare realmente una Repubblica dove il risparmio è tutelato e dove lo sviluppo è affidato al sistema capitalistico.
La Consob, cioè l’organo di controllo dei mercati, è pronta a fare molto di più di quanto abbia fatto con recenti provvedimenti per togliere lacci e lacciuoli a chi si quota e a chi investe. Nel suo articolo di giovedì 11, di commento al tema, Angelo De Mattia ha ricordato che il Tuf (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria) è vecchio di 24 anni. Fu elaborato sotto la regia dell’allora direttore generale del Tesoro, Mario Draghi. Sicuramente ha bisogno di essere aggiornato e se Draghi non fosse stato gambizzato da 5Stelle e poi strumentalmente da Lega e Forza Italia, avrebbe messo mano a un adeguamento del testo ai tempi anche di questo fondamentale strumento di regolamentazione.
A Palazzo Chigi c’è piena consapevolezza che insieme al Pnrr, la via di salvezza dell’Italia passa attraverso la valorizzazione del risparmio, lo sviluppo delle pmi con la quotazione, la crescita di un vero mercato dei capitali e con esso del pil ridimensionando il debito. Ne è convintissimo il maggior consigliere del presidente Draghi, il professor Francesco Giavazzi, che per intervenire nella campagna lanciata da ItaliaOggi aspetterà la fine di settembre, a dimostrazione della serietà che regna nelle stanze occupate dal governo Draghi, in regime di governo per l’ordinaria amministrazione
Questo giornale è convinto che l’Italia potrà salvarsi da sola da una crisi pesantissima solo grazie a un grande movimento a favore del circuito virtuoso formato dalla valorizzazione del risparmio-creazione di un grande mercato dei capitali-sviluppo forte del pil per narcotizzare il debito, magari riducendolo anche con un taglio netto, come auspicato sempre da questo giornale con la creazione di fondi per gli immobili passati dallo stato agli enti locali da far sottoscrivere al risparmio degli italiani. Per questo le nostre pagine fisiche e digitali sono aperte a tutti coloro che abbiano titolo e volontà per sostenere il progetto. La lista degli interventi programmati è già lunga ma saranno più che ben accetti anche i contributi di semplici lettori, come del resto sta già avvenendo.
È inutile piangere sull’interruzione prematura della legislatura, che nel suo finale avrebbe potuto dare molto in questa direzione. Occorre far capire a chiunque vincerà le elezioni che dal triangolo risparmio-mercato dei capitali-sviluppo del pil non si può in nessun modo prescindere. E ci sarebbero molti paesi, anche fra i maggiori, che darebbero molto pur di avere il carburante straordinario per la prossima crisi che l’Italia ha con uno straordinario risparmio, un mercato dei capitali da costruire e di conseguenza un pil da far crescere, come invece negli altri paesi sarà difficile che avvenga per la semplice ragione che hanno già messo a frutto quanto l’Italia deve ancora sfruttare.