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 2022  agosto 13 Sabato calendario

Hockney che occhio

Ovunque voi siate, potrebbe esserci David Hockney nelle vicinanze. No, lo straordinario e rivoluzionario artista inglese non si è ( ancora?) manifestato in avatar e ologrammi. Ma certo questa estate è in tour ovunque, come una rockstar. Per caso siete in Svizzera? Allora andate a Lucerna per “David Hockney Moving Focus” al Kunstmuseum Luzern fino al 30 ottobre. O magari siete sulla Costa Azzurra francese? A Nizza, fino al 18 settembre, c’è il confronto “Hockney- Matisse, un Paradis retrouvé” al Musée Matisse. In Canada, invece, alla Art Gallery of Ontario a Toronto, sta per concludersi la rassegna “I Am Here: Home Movies and Everyday Masterpieces” dell’ 85enne stellare pittore inglese.E sempre in Nordamerica, ma nella statunitense Minneapolis, fino al 25 settembre troverete l’eccitante mostra “David Hockney: People, Places & Things”.
Poi ci sono le kermesse inglesi, un po’ ovunque oltremanica. Come “David Hockney Love Life: Drawings 1963 to 1977” all’Holburne Museum della bellissima Bath, un’altra sulla seconda vita dell’artista in Normandia, sua nuova bucolica casa, ovvero “David Hockney, a year in Normandie” oltre alle rassegne collegate “David Hockney, a permanent Collection”, “Woldgate Woods 2010” e “The Arrival of Spring”, tutte nel complesso Salts Mill della sua Bradford, fino al 18 settembre.
Ma veniamo all’ultima, straordinaria mostra di questo Grand Tour, “Hockney’s Eye: the Art and Technology of Depiction”, fino al 29 agosto qui a Cambridge, ingresso gratuito. Gran parte della rassegna è al Fitzwilliam Museum, il principale museo della gloriosa università locale fondato nel 1816, per poi concludersi in un’appendice alla vicina Hoeng Gallery, parte del Downing College dello stesso ateneo. Probabilmente il luogo migliore per incarnare una delle essenze di Hockney, ossia l’intreccio tra arte e tecnologia, dai capolavori degli anni Settanta in California alle più recenti ed iconichesperimentazioni con l’iPad.
Il fulcro, anzi l’iride della rassegna, è appunto the Eye, “l’occhio” di Hockney. Ossia guardare attraverso l’ottica, la genesi e le commistioni delle opere e delle concezioni del più grande e forse creativamente irrequieto artista inglese vivente. C’è uno dei suoi inediti, ossia il bellissimo autoritratto “Self Portrait, 22ndNovember 2021” con vestito a quadri, pennello e immancabile sigaretta nelle mani. Ma soprattutto, la mostra di Cambridge esplora le idee, la visione e i dilemmi di Hockney non solo riguardo alla “superficie” di un’opera d’arte, ma anche le sue riflessioni sullo spazio e sulla prospettiva dagli anni Sessanta a oggi, comandamenti che lui ha sempre sfidato, quasi in maniera estatica. Come nel suo rivoluzionario libro- manifesto Secret Knowledge del 2001 e come si nota qui al Fitzwilliam ammirando il meraviglioso “Le Parc de Sources, Vichy”, del 1970, in cui la prospettiva diventa un triangolo sghembo.
Ci sono poi gli esperimenti con la camera lucida per cui a fine anni Novanta venne ispirato Jean- Auguste- Dominique e a quell’universo parallelo dell’arte prima dell’avvento della fotografia nel 1839, diverso dalla camera oscura di Canaletto e dal rinascimento naturalista del XV secolo che Hockney ha spesso provocato. Anche per questo, una delle colonne di questa mostra è il dialogo e in questo caso lo spavaldo confronto dell’artista di Bradford con i grandi maestri del passato. Le opere di Hockney sono infatti qui esposte in contrapposizione a simili temi o personaggi di William Hogarth, Vincent Van Gogh, Claude Monet, JohnConstable, Andy Warhol, ma anche Camille Pissarro, i fiori di Jan Brueghel il vecchio e l’estrema unzione di Nicolas Poussin.
Un dialogo ipercritico, che si radicalizza in veri e propri “duelli” ideologici ed artistici, come l’“After Hobbema ( Useful Knowledge)” del 2017 di Hockney come contrafforte all’opera forse più famosa di Meindert Hobbema dell’Età D’oro olandese, ossia “The Avenue at Middelharnis” del 1689, qui in prestito dalla National Gallery, in cui vengono stravolti schemi e convenzioni pittoriche e spaziali. Per non parlare dello spettacolare “faccia e faccia” tra le “Annunciazioni” di Fra Angelico e Hockney, e delle versioni in 3D di Domenico Veneziano.
Questo perché, «quando un essere umano guarda qualcosa», spiega Hockney, «le domande che dobbiamo porci sono: che cosa vedo per primo? Cosa per secondo? E cosa per terzo? Una fotografia vede tutto insieme, allo stesso momento, in un solo clic della lente da un singolo punto di vista. Noi esseri umani no. Lo spazio si crea dal fatto che abbiamo bisogno di tempo per vedere». Benvenuti dunque nell’occhio, e nella galassia, di Hockney.