la Repubblica, 13 agosto 2022
I re dei cassettari romani
Due su tutti, i fuoriclasse. Sotto di loro campioni, gente abile e capace di aprire anche la più sofisticata delle casseforti. Ma «Manina d’oro» e «Il mago delle vedove», erano di un altro livello. Hanno segnato due periodi diversi nella “leggendaria” storia dei “cassettari romani”. Dagli anni Settanta fino ai Duemila. Gente di mala talmente brava da essere ingaggiata per mettere a segno colpi anche all’estero.I soprannomi, ovviamente, erano garanzie di successo. L’appellativo rifletteva le loro qualità. «Manina d’oro», il nome di battesimo è Salvatore Loche, tra gli anni Settanta e Ottanta era il “cassettaro” più ambito, il più gettonato dalla criminalità. Ma non solo, le stesse aziende che costruivano i “forzieri” lo ingaggiavano, raccontano le cronache dell’epoca, per testare i loro nuovi prodotti. Loche poi era uno che non si accontentava. Di colpi ne avrebbe fatti a centinaia, la maggior parte mai scoperti. L’uomo aveva una costante esigenza di denaro. La sua vita era vissuta sempre al massimo tra locali e belle donne finiva sempre per spendere un patrimonio. I soldi rubati, appunto. Poi, grazie alle sue manine d’oro, apriva un’altro scrigno e ripartiva dall’inizio.
Infamante per un criminale del suo rango fu l’arresto per droga nel 1992 che sancì l’inizio della fine. Tant’è che il trono di numero uno venne poi preso dal «Mago delle vedove». Le vedove sono, appunto, nel gergo della mala, le casseforti. E nessuna “vedova” resisteva a StefanoVirgili, era un mago e le apriva tutte.
Talmente abile che venne ingaggiato da Massimo Carminati, ex Banda della Magliana ed ex Nar, per portare a compimento uno dei furti più clamorosi della storia italiana. Forse anche il più torbido perché il principale obiettivo erano dei documenti riservati. E così la notte del 16 luglio 1999 venne svaligiato il caveau della banca di Roma dentro il tribunale di piazzale Clodio. Un giallo la rapina a palazzo di giustizia, con 147 cassette di sicurezza alleggerite del loro prezioso contenuto. Un bottino composto da carte riservate di diversi magistrati. Materiale utile per ricattare trafugato da Carminati grazie a Virgili.
Loche e Virgili hanno rappresentato il top. Sotto di loro si sono fatti un nome anche altri “cassettari”, come Franco Pirozzi (anni Ottanta) e Vincenzo Facchini che del «Mago delle vedove» è amico. Facchini e Pirozzi, però, come tanti altri bravi “cassettari” romani non hanno avuto l’onore di ricevere il soprannome. Lo stesso è successo per Andrea Tranchina e Mario Tocca Proietti che vennero accusati nel 1985 del maxi- colpo di ferragosto alla “sagrestia” del Banco Hispano- Americano di Barcellona, che aveva fruttato decine di miliardi. La tradizione dei “cassettari” con il colpo sventato di sabato a Roma sembra proseguire.