Il Messaggero, 13 agosto 2022
Gli 80 anno di Bambi
Buon compleanno a Bambi che oggi fa 80 anni. Era il 13 agosto del 1942 quando sbarcò nelle sale il cartoon Disney, cult dell’animazione di tutti i tempi e campione d’incassi dell’epoca. Da allora in poi decennio dopo decennio, generazione dopo generazione, la favola struggente del tenero cerbiattino a cui un cacciatore uccide la mamma non ha mai smesso di far piangere bambini e adulti di ogni latitudine. Contendendo a un altro evergreen come Dumbo il primato di cartone animato più lacrimevole della storia del cinema. Bambi, realizzato da David Hand e ispirato all’omonimo libro di Felix Salten su suggerimento, pare, di Thomas Mann, ebbe una lavorazione travagliata durata tre anni (non c’erano abbastanza soldi) e venne distribuito nell’epoca fondativa in cui gli Studios Disney sfornavano un lungometraggio animato dietro l’altro: Biancaneve (1937), Pinocchio, Fantasia (1940), Dumbo (1941), tutti diventati leggendari. Nei decenni successivi Disney ha inglobato Pixar, Marvel e Lucasfilm fino ad acquisire nel 2019 l’impero Fox mentre le tecniche di animazione facevano passi da gigante, passando dalle matite alla grafica computerizzata, nascevano nuovi studios (Dreamworks, Warner Bros...) e soprattutto cambiava la società nel mondo intero. Di conseguenza, le favole che un tempo facevano correre al cinema le famiglie, per la felicità del box office, hanno progressivamente lasciato il posto a storie e personaggi ancorati alla realtà, dedicati a temi scottanti, specchio dell’emancipazione femminile e rappresentativi delle minoranze. Insomma i film animati sono diventati portatori di messaggi adeguati ai tempi, politicamente corretti e destinati ad educare il pubblico dei giovanissimi.
CANCEL CULTURE
Nemmeno il fronte dei cartoon è rimasto immune alle aberrazioni della cancel culture che l’anno scorso, non si è capito se sul serio o per scherzo, ha condannato il bacio «non consensuale» schioccato dal Principe per risvegliare Biancaneve dormiente. Ma è fuori da ogni dubbio che, già a partire da una ventina d’anni fa, sotto la spinta del femminismo incalzante, anche in questo mondo popolato di blockbuster sono venuti meno gli stereotipi di genere: basta con le storie d’amore tra giovani diseredate come Cenerentola e principi pronti a riscattarle, addio a massaie sia pure gioiose come Biancaneve che passa la vita ad accudire i Sette Nani in attesa del Principe. Sullo schermo hanno fatto irruzione eroine indipendenti, audaci, insofferenti alle regole e decise a forgiare il proprio destino, espressione di culture diverse da quella bianca e anglosassone: la guerriera cinese Mulan, la protagonista di pelle nera di La principessa e il ranocchio, la combattiva nativa Pocahontas, e poi le principesse imdomabili come la scozzese Merida di Ribelle - The brave, Elsa e Anna di Frozen, la guerriera orientale di Raya e l’ultimo drago. I cartoon hanno quindi aperto le porte a protagonisti arabi come Aladdin, a personaggi non del tutto edificanti come Ralph Spaccatutto (messaggio: ognuno ha il diritto di essere sé stesso) o apparentemente respingenti come l’orco verde Shrek mentre nelle storie entravano la denuncia del razzismo (Zootropolis), la paura del diverso (Monsters & co), l’ecologia (Oceania), la difesa dell’ambiente (Wall-E), l’amicizia (Big Hero 6), la cultura latina (Coco, Encanto), la spinta ad affrontare la vita senza chiedere aiuto a nessuno (Alla ricerca di Nemo).
EMOZIONI
In Soul si è parlato addirittura dell’aldilà e Inside Out ha puntato sulle emozioni di una undicenne. In questo nuovo scenario adeguato all’aria del tempo non poteva mancare l’orientamento sessuale: in Zootropolis (2016) c’erano due animali gay, Bucky e Prompt, poi nel 2020 in Onward - oltre la magia è comparso il primo umano lgbtq+ (una poliziotta lesbica) e mentre cresceva sui social la richiesta, finora respinta dagli autori, di vedere Elsa in versione omosex, nel recentissimo Lightyear - la vera storia di Buzz ha fatto discutere il bacio tra due donne. Ma in casa Disney è alle porte la svolta arcobaleno: entro la fine dell’anno, ha annunciato Karey Burke che sopraintende ai contenuti del gruppo, il 50 per cento dei personaggi apparterrà a minoranze etniche o alla comunità Lgbtq+. «Io, madre di due splendidi bambini queer, sono rimasta costernata dal fatto che esiste solo una manciata di personaggi del genere», ha detto, «dobbiamo riflettere di più il mondo e la società».