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 2022  gennaio 23 Domenica calendario

Che fine ha fatto Maurizio Nichetti

Ha dedicato la vita al cinema. Maurizio Nichetti è stato attore, sceneggiatore, soprattutto regista, precursore negli Anni Ottanta dei film d’animazione. Un innovatore. Le sue pellicole sono state subito accompagnate dal successo: Ratataplan (1979), Ho fatto splash (1980), Ladri di saponette (1989), Volere volare (1991).
Che cosa sta facendo oggi Maurizio Nichetti? Quali sono le attività alle quali si dedica al Centro sperimentale di cinematografia? «Mi è sempre piaciuto – racconta – lavorare con ragazzi che hanno un sogno da inseguire. Non a caso a 26 anni avevo fondato una scuola di mimo e ancora oggi molto del mio tempo è dedicato alla didattica. Al Centro mi occupo della sede di Milano dedicata alla comunicazione d’impresa. Audiovisivo al servizio di un progetto su commissione. Un modo serio per suggerire ai giovani una professione concreta di cui la nostra società, sempre più affidata alle immagini, ha bisogno».
Sui social è trapelato in maniera evidente il suo entusiasmo perché la Rai ha trasmesso l’11 dicembre Ratataplan in prima serata. Che cosa significa per Nichetti quella pellicola? «Più che entusiasmo direi sorpresa, dopo 43 anni non mi sarei mai aspettato di ritrovarlo in prima serata. Ratataplan è un film che sfida il tempo, anche in un’epoca di piattaforme on demand, di serialità infinite, di generi imposti e programmati, resta un film indipendente, unico, realizzato con un budget molto basso, grazie a un produttore, Franco Cristaldi, che ancora riusciva a innamorarsi di sfide apparentemente impossibili».
Maurizio Nichetti è considerato un grande innovatore. Gli chiediamo quindi se si riconosce in questa definizione e cosa ha cambiato nel cinema italiano. «Un singolo autore non può cambiare molto nel cinema italiano. Al massimo può realizzare film personali difficilmente riproducibili da altri. Io venivo dal cartone animato, dalla scuola di Bruno Bozzetto, ma, prima ancora, dal corso di mimo di Marise Flach e Angelo Corti al Piccolo Teatro di Milano. Li cito insieme perché mimo e cartone animato sono stati alla base della mia prima scommessa cinematografica con Ratataplan. Poi per vent’anni ho continuato ad applicare al cinema tecniche ed effetti speciali che avevo sperimentato anche in pubblicità, una per tutte la tecnica mista utilizzata in Volere Volare per mischiare cartoni animati e riprese dal vero».
Così si fa un salto all’indietro. A come è nata la sua passione per i cartoon, agli inizi alla Bruno Bozzetto. «È iniziato tutto casualmente, come accade nelle favole. Da mimo cercavo lavoro come attore, mentre Bozzetto cercava uno sceneggiatore di gag per i suoi cartoni animati. Io, che conoscevo a memoria le comiche mute di Stanlio e Ollio, mi sono proposto, in prova per tre mesi, per applicarle ai cartoni. Avevo letto da qualche parte che con l’avvento del sonoro tutti gli sceneggiatori delle comiche mute si erano riciclati nel mondo dei cartoon. Da Bozzetto i tre mesi di prova sono diventati otto anni di lavoro che mi hanno permesso di sperimentare in spot, sigle televisive e, soprattutto, in Allegro non troppo, vero campionario di tecniche preziosissime».
Oggi quale bilancio traccia Nichetti della sua carriera e cosa immagina per il futuro? «Ho lavorato tantissimo, sempre spinto dalla curiosità e dalla passione. A contatto con le nuove generazioni, sono stato obbligato ad aggiornarmi sui nuovi linguaggi e le nuove tecnologie. Se ripenso alle mie scelte professionali, sono sicuro di non aver mai rifatto due volte la stessa esperienza. Sono stato sempre attratto dal futuro piuttosto che ripiegato sul passato. Dopo tanti anni in cui mi sono volontariamente allontanato dal cinema, ora ho trovato gli stimoli giusti per tornare dietro una macchina da presa. Nel 2022 spero di riuscire a realizzare un nuovo progetto cinematografico, un altro capitolo della mia personale ricerca».