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 2022  gennaio 23 Domenica calendario

Alessandro Baricco ha la leucemia

Sara Strippoli, la Repubblica

L’immagine non è certo casuale, un libro, un computer. Il libro è Il Circolo Pickwick di Charles Dickens. Così amato da essere, oggi, sul tavolino del suo letto d’ospedale. Un giovanissimo Alessandro Baricco ci raccontava: «È un romanzo a cui devo moltissimo ma per ragioni squisitamente private, quindi insignificanti». Accanto, adesso, c’è il portatile, aperto su Spotify. Inevitabile, nell’era di The Game.
Lo scrittore torinese, saggista, sceneggiatore, docente accattivante con la sua Scuola Holden fondata per chi vuole imparare l’arte dello scrivere, a mezzogiorno di ieri ha annunciato sui suoi canali social la sua malattia, una leucemia cronica mielomonocitica. Significa trapianto, terapia lunga, rischio e speranza.Ed è la leggerezza dickensiana la via per questo inedito racconto: «Eh, c’è una notizia da dare e questa volta la devo proprio dare io, personalmente. Non è un granché, vi avverto». Un incipit da narratore onnisciente, antiretorico, che abbraccia, anche letteralmente, chi legge: «Quel che è successo è che cinque mesi fa mi hanno diagnosticato una leucemia. Ci sono rimasto male, ma nemmeno poi tanto, dai. Quando hai una malattia del genere la cosa migliore che puoi fare è sottoporti a un trapianto di cellule staminali del sangue, cosa che farò fra un paio di giorni. Bé non è così semplice, ci stiamo lavorando da mesi, è un lavoro di pazienza».
A donare le cellule staminali sarà la sorella Enrica, presidente di Casa Oz, una Onlus che aiuta bambini malati e le loro famiglie: «Una donna che ai miei occhi era già piuttosto speciale prima di questa avventura, figuriamoci adesso», è l’omaggio per lei. Enrica, già ieri in ospedale con il fratello, affida a Linkedin i suoi pensieri: «Eccoci qui. Io e te accomunati anche da questa avventura. Lotteremo. E lo sappiamo fare bene. Si dice, e nostro padre lo diceva spesso, che se nella vita succedono cose difficili, succede anche che ti arrivi la forza per affrontarle. Concentriamoci su quella forza fratello! Avanti tutta!».
C’è altro da aggiungere? Qualcosa ancora, scrive Baricco: «Forse, ecco, mi va ancora di dire che percepisco ogni momento la fortuna di vivere tutto questo con tanti amici veri intorno, dei figli in gamba, una compagna di vita irresistibile (la pianista Gloria Campaner con la quale vive da tempo una intensa collaborazione artistica, ndr ) e il miglior Toro dai tempi dello Scudetto. Sono cose, le prime tre, che ti cambiano la vita. La quarta certo non guasta». Poi il commiato: «Ma d’altra parte non abituatevi troppo alla cosa perché i medici che si sono ficcati in testa di guarirmi hanno tutta l’aria di essere in grado di riuscirci abbastanza in fretta. Abbracci ». L’annuncio arriva a pochi giorni dal compleanno dello scrittore, 64 anni il 25 gennaio. Finora solo un discreto accenno rivelatore ai «medici che mi marcano stretto» quando raccontava la sua ultima corsa in avanti. Baricco infatti è il primo autore italiano a cimentarsi con gli Nft, i Non-fungible Token e il suo Novecento. The Source Code è un’opera “coniata” sul sito dedicato OpenSea, all’asta a marzo.

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Paolo Coccorese, Corriere della Sera
Neanche questa volta, nel periodo più complicato della sua vita, Alessandro Baricco ha rinunciato alla sua natura più profonda, quella affabulatrice. «Ehm, c’è una notizia da dare e questa volta la devo proprio dare io». Così, inizia il messaggio sui social con cui lo scrittore ha annunciato la sua malattia prendendo di sorpresa i tanti ammiratori. Non gli amici più stretti. Come Antonella Parigi, signora della cultura torinese, ex assessora regionale e storica presidente del Circolo dei Lettori, il salotto dei libri cittadino, che con «Sandro» ha costruito la Scuola Holden, l’università delle parole fondata dall’autore di Oceano Mare e Seta. «Siccome in tanti oramai erano a conoscenza della situazione, ha preferito parlarne lui per primo — racconta Parigi —. In questo modo, ha dimostrato di essere un grande guerriero. A lui e alla sorella Enrica, mia amica da quando eravamo ragazzine, va il mio incoraggiamento».
Baricco ha scoperto di essere affetto dalla leucemia cinque mesi fa. La diagnosi dei medici è stata accolta con rabbia. Sentimento che poi ha lasciato il posto alla speranza. A offrirgli la scialuppa di salvataggio, con la donazione di cellule staminali, è la sorella Enrica. Architetto, nel 2005 ha fondato la CasaOz, onlus che aiuta le famiglie dei bambini costretti a lunghe degenze negli ospedali torinesi. Con il fratello divide la grande villa sulla collina, dove lo scrittore vive da anni con la compagna, la pianista Gloria Campaner.
È lontano dalla città, circondato dal verde del grande giardino, che Baricco nelle ultime settimane si è sottratto alla solita vita, immerso in letture e musica classica. Tra la grande libreria, immortalata in alcuni scatti, decorata dalla citazione shakespeariana «Oh, se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe!», cara a Geoffrey Holiday Hall. E la televisione che ha permesso allo scrittore di non rinunciare al tifo per il Torino, la squadra del cuore, come ha ricordato lui stesso sui social. «Sandro è uno dei miei maestri, ci siamo conosciuti allo stadio, con la sciarpa granata al collo, più di dieci anni fa», spiega Mauro Berruto, l’ex allenatore della nazionale di pallavolo che, una volta abbandonata la palestra, è stato per qualche anno l’ad della Scuola Holden di Baricco. «In questi giorni ci siamo tenuti in contatto con qualche messaggio. Lui è ottimista. Penso sia il modo migliore per superare questo inciampo. Spero di riabbracciarlo presto. Allo stadio? No, alla Scuola, tra i suoi ragazzi, quello è il suo ambiente, il suo mondo».
Nei mesi scorsi, «l’università della scrittura» aveva messo in cantiere un possibile sbarco a Roma, con una nuova sede. Un progetto molto caro al fondatore che non si è mai tirato indietro davanti alle sfide. La notte di Capodanno, con l’incubo della malattia in agguato, Baricco ha deciso di rileggere Novecento, il suo celebre monologo teatrale, per trasformalo in un’opera d’arte digitale Nft. È stata l’ultima notizia divulgata prima dell’annuncio del ricovero. Complice la malattia, invece, pochi mesi prima erano caduti nel vuoto gli inviti a scendere in campo nelle ultime elezioni comunali di Torino. In un confronto tra i candidati, il sindaco pd Stefano Lo Russo e lo sfidante Paolo Damilano, noto imprenditore del vino e delle acque minerali, era stato «battezzato» come perfetto assessore alla Cultura. «Quella è stata una battuta, durante la trasmissione, niente di più — sottolinea Damilano —. Ci siamo incontrati tante volte allo stadio, lui è uno di quei tifosi che si immedesima nella partita per tutti i novanta minuti. Spero di vederlo presto. Gli sono vicino».

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Alessia Rastelli, Corriere della Sera
«Ad Alessandro ho mandato un messaggio su WhatsApp: “Noi tifosi del Toro non molliamo mai”». Lo scrittore Giuseppe Culicchia risponde al telefono al Corriere poche ore dopo l’annuncio di Alessandro Baricco di avere una leucemia e di doversi sottoporre a un trapianto. Anche Culicchia, autore di titoli come Tutti giù per terra (Garzanti, 1994) e i più recenti Il tempo di vivere con te (Mondadori) e A Venezia con un piccione in testa (Solferino, entrambi 2021), è un torinese che ha deciso di non lasciare la sua città. E un tifoso della squadra di calcio granata, alla quale lo stesso Baricco ha fatto riferimento, con il sorriso, nel post in cui parla della sua malattia. Culicchia accetta di parlare, con il garbo e la delicatezza che la situazione richiede.
Nel post di Baricco ci sono, insieme, la riconoscenza e l’affetto verso familiari e amici e l’ironia che arriva in soccorso proprio nei momenti difficili.
«Io sono rimasto senza parole ieri mattina quando ho saputo. Faccio fatica anche a immaginare cosa si possa provare quando ti comunicano di avere quel tipo di malattia. È molto bello che Enrica, la sorella di Alessandro, sia la persona che lo aiuterà. La conosco, ho avuto occasione di frequentare a Torino la CasaOz, la struttura che lei ha fondato oltre quindici anni fa e che accoglie i bambini malati e i loro familiari».
Uscire allo scoperto da parte di Baricco è stata una scelta coraggiosa.
«È una decisione molto personale che va rispettata, perché quando ci si trova di fronte a qualcosa di così duro, ciascuno cerca il proprio modo di reagire. Se Alessandro ha voluto comunicarlo, senza dubbio ci avrà riflettuto. Noi torinesi siamo tendenzialmente restii a esporre i nostri sentimenti. In piemontese addirittura non esiste una locuzione per dire “ti amo”, c’è soltanto “ti voglio bene”. Posso immaginare che Alessandro abbia forse deciso di aprirsi anche per i suoi lettori. Oggi come oggi, infatti, uno scrittore, rispetto a un tempo, è molto più esposto pubblicamente, è più presente. I lettori hanno imparato a toccare quasi con mano gli autori, grazie a tanti festival e manifestazioni culturali che si svolgono in tutta Italia, perciò chi scrive è diventato più vicino, più familiare. Ti accorgi e ti preoccupi se non lo vedi, se non lo senti. E le notizie, anche per la presenza della Rete, comunque circolano».
La scelta di Baricco di una comunicazione sui social si inserisce forse anche nel suo percorso dentro la civiltà digitale. Tra le tappe più recenti, il saggio «The Game» (Einaudi Stile libero, 2018) e, una settimana fa, il lancio di «Novecento. The Source Code»: un’audio-opera certificata come esemplare unico grazie alla tecnologia (Nft, «Non-fungible token»).
«Certamente si è occupato molto di questi temi, credo sia stato naturale per lui usare le nuove tecnologie. E ieri i social network hanno risposto: si sono riempiti in pochissimo tempo di migliaia di messaggi di grande affetto e vicinanza. Spero che questa grande partecipazione possa essere di incoraggiamento e di conforto. D’altra parte Alessandro è uno scrittore molto amato».
Nel post Baricco fa riferimento alla squadra di calcio del Torino, vostra comune passione.
«Sì, ogni tanto ci incrociamo anche allo stadio, l’ultima volta in occasione di un derby. E appunto abbiamo scelto entrambi di non lasciare la città di Torino: è difficile andarsene se la ami. Non è sempre facile, ma quando riesci a combinare qualcosa qui, poi le sei grato, e resti. Noi torinesi qualche anno fa ci siamo impegnati anche nel difendere il nostro Salone del Libro. Io, ovviamente, volevo salvarlo perché ci ho lavorato e ancora adesso faccio parte della squadra. Ma anche Alessandro si è messo in gioco con la sua autorevolezza per difendere la manifestazione della nostra città».