Corriere della Sera, 23 gennaio 2022
Autobiografia di June Bellamy
«Per rinascere bisogna imparare a morire». June Rose Yadana Bellamy, ultima principessa birmana, ha imparato a farlo nove volte, così com’era segnato nel destino del suo nome reale: Yadana Nat Mei, che significa «Dea dei nove gioielli». È in libreria per add editore Le mie nove vite, l’autobiografia scritta con Francesco Moscatelli e che ripercorre la vita straordinaria e surreale della donna (scomparsa nel 2020) che tra Oriente e Occidente ha disseminato pezzi della sua esistenza.
Non solo principessa: pittrice, infermiera, insegnante di cucina orientale in Italia, cacciatrice di bisonti nella giungla, ex First lady birmana, poi accusata di spionaggio... Nata a Maymyo, Birmania (oggi Myanmar) nel 1932, Yadana Nat Mei è l’ultima principessa della dinastia Konbaung, scomparsa nel corso delle tre guerre anglo-birmane. June è nipote di Limbin, ultimo principe senza trono, ed è figlia della principessa Ma Latt e dell’australiano Herbert Bellamy. La sua infanzia scorre tra Rangoon (l’attuale Yangon) e le montagne di Maymyo, in bilico tra il mondo antico dei reali e quello dei drammatici sconvolgimenti del Paese.
Il primo sradicamento June lo vive durante la Seconda guerra mondiale, quando si trasferisce a Calcutta (dove conosce anche il Mahatma Gandhi e l’ex primo ministro Nehru). Da quel momento la sua vita non si cristallizzerà mai più in un solo luogo. A 22 anni sposa Mario Postiglione, funzionario italiano dell’Oms, da cui avrà due figli, Michele e Maurizio, e per il quale tratterà un riscatto quando i ribelli comunisti lo rapiscono nella giungla. Il lavoro di Mario li porta a vivere a Damasco, Ginevra, Manila… June assorbe parole, rumori e sapori da ogni angolo di mondo.
Oriente e Occidente
Sposa un medico italiano, poi il dittatore birmano, credendo di poter salvare il Paese
«La mia vita è stata una costellazione di morti e rinascite»: così la fine del suo matrimonio avviene un giorno in Italia, quando la principessa incontra Andrea; la nuova vita è felice, ma destinata a finire presto: prima con la perdita del figlio che porta in grembo, poi con la morte dello stesso Andrea. Una nuova rinascita la porta a Firenze, dove diventa assistente, e amante, di un pittore, da cui imparerà il mestiere. Eccola che rifiorisce, June dalle mille scorze, che ora vende i suoi quadri, apprezzata dai collezionisti.
Il ritorno in patria avviene quasi in un attimo: la aspetta un nuovo cambio di pelle, questa volta quello di First Lady, dopo che sposerà – credendo di poter mutare le sorti del suo Paese – il dittatore Ne Win. Un matrimonio destinato a durare poco e da cui fuggirà per tornare nella sua seconda patria, la Toscana, dove resterà fino alla fine dei suoi giorni, facendo i conti con un lutto insuperabile – la perdita di un figlio – e infine aprendo una scuola di cucina, dove riunirà tutte le mappe dei suoi mondi.
Yadana Nat Mei
Nipote di un sovrano senza trono, il suo nome regale significa «Dea dei nove gioielli»
June Rose Yadana Bellamy è una donna affascinante, affamata di conoscenza, senza paura: «Mi sono costruita da sola, sono un individuo completo e autosufficiente, sono sia maschio che femmina». In lei brucia la fede del suo popolo, il buddhismo, «che si diffuse senza brandire armi e senza minacciare il fuoco dell’inferno», in quella «terra dorata» che è la Birmania, dove «gli spiriti tutelari compenetrano la terra e tutto quello che c’è su di essa, inclusi gli uomini».