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 2022  gennaio 23 Domenica calendario

Intervista a Damiano Tommasi

Il più inaspettato spot elettorale glielo ha fatto gratis Carlo Verdone in Vita da Carlo, su Amazon Prime video. Una scena in cui l’attore, parlando del passato della Roma con Massimo Ferrero, detto Er Viperetta, sbotta: «’Na volta è Viola, ’na volta è Sensi, ’na volta è Falcão, ’na volta è Batistuta, ’na volta è Pruzzo, ’na volta è Totti. Con tutto il rispetto, ’o scudetto del 2001... Ringraziamo Totti, la squadra, il presidente Sensi, Batistuta, ma il giocatore più dimenticato di tutti, Damiano Tommasi, ma lo vogliamo ricordà?». Poi, alla vigilia di Natale, altrettanto inattesa è giunta la benedizione di monsignor Guido Todeschini, 85 anni, fondatore e direttore di Telepace, che lo fece lavorare negli studi della «tv del Papa»: «Damiano è un ragazzo semplice, trasparente, impegnato per gli altri. Sarebbe un orgoglio se diventasse sindaco». Ecco la nuova missione dell’ex centrocampista giallorosso: candidarsi per governare Verona, dove si voterà in primavera, strappando lo scettro al primo cittadino di Fratelli d’Italia, Federico Sboarina, e impedendo che lo agguanti per la terza volta Flavio Tosi, espulso dalla Lega.
«Mission impossible», non crede?
«Perché mai? Paolo Zanotto, figlio di Giorgio, il banchiere che fu sindaco per la Dc, 20 anni fa riuscì a vincere».
Si candiderà con il Pd?
«No, con una mia lista civica, che avrà l’appoggio di tutto il centrosinistra e anche del Movimento 5 Stelle, mi auguro».
Che cosa dicono i sondaggi?
«Non li vedo da ottobre e non mi esaltano. Servono a orientare chi li legge».
Chi ha avuto l’idea di candidarla?
«Tanti. Già nel 2017 il segretario dem cittadino mi fece una proposta ufficiale. Ma la situazione era nebulosa e avrei dovuto lasciare la presidenza dell’Associazione italiana calciatori. Rifiutai».
Mentre stavolta?
«Sono stato sollecitato da amici, imprenditori, docenti universitari. Anche da un idraulico. Mi hanno chiesto di fare le cose e di farle per i cittadini».
Non teme che al ballottaggio ci vada Tosi, anziché lei?
«Lui pesca in casa di Sboarina. Auguro a tutt’e tre e a Verona il record di votanti».
Ha avuto la benedizione di Telepace.
«Nel 1993 fui distaccato lì dalla Caritas, primo giocatore professionista a scegliere l’obiezione di coscienza. Ero un’anomalia. Lo Stato considerava i calciatori risorse per il Centro sportivo Esercito».
Che cosa non le piaceva della leva?
«Le armi e i conflitti, che non finiscono mai. Mio nonno Alfonso credeva di essere un vincitore della Prima guerra mondiale, ma soffriva perché a 99 anni prendeva una pensione inferiore a quella dei reduci sconfitti nella Seconda».
Che compiti aveva a Telepace?
«Dovevo mettere in onda i programmi. Spesso facevo da autista a don Todeschini. Lo portavo nel carcere di Opera a incontrare i detenuti».
Per questo la chiamano Chierichetto?
«Sì, ma di serie A. Servivo messa sia a Vaggimal, il mio paese natale, sia a Trigoria, nel centro sportivo della Roma. L’altro nomignolo è Anima candida. Immeritato. C’è chi ne è più degno di me».
Per esempio?
«Stefano Fattori, Eusebio Di Francesco, Gabriel Batistuta, Cafu, Aldair».
I preti contano molto nella sua vita?
«Uno in particolare: don Rino Breoni. Mi fece amare la figura di don Lorenzo Milani, portandomi a pregare sulla sua tomba e a visitare la scuola di Barbiana».
Ha fondato due scuole anche lei.
«Con mia moglie e una coppia di amici, a Pescantina. Ci guida una frase scritta proprio da don Milani in Esperienze pastorali: “Non dovrebbero preoccuparsi di cosa fare per fare scuola ma di come bisogna essere per fare scuola”. Il nostro metodo didattico ha destato l’interesse di Eric Mazur, docente nel dipartimento di Fisica della Harvard University».
Verona è una città di centrodestra. Il suo compito mi pare tutto in salita.
«È una città che il centrodestra non può permettersi di perdere. Sul campo di Verona si gioca una partita nazionale».
I leader romani la appoggiano?
«L’ultimo che ho incontrato è stato Carlo Calenda. Tempo fa ho parlato con Enrico Letta. Chi più chi meno, tutti i partiti hanno tifosi giallorossi».
Ha incassato lo spot di Carlo Verdone.
«Il giorno dello scudetto gli feci un gavettone negli spogliatoi. Fu lui a leggere la motivazione quando nel 2015 m’inserirono nell’Hall of fame della Roma».
Conosce i suoi antagonisti?
«Ho giocato a calcio sia con Sboarina sia con Tosi. Con il primo, quando era assessore allo Sport, in un incontro di ex gialloblù contro il Barcellona. Con il secondo a Fosse, sui monti Lessini. Non mi chieda chi vinse: non me lo ricordo».
Ruolo di Sboarina nella compagine?
«Centrocampista».
E lei?
«Mediano. Il nonno mi ha insegnato a far la legna per gli altri nel bosco. Permetto a chi dà spettacolo di riposarsi».
Quando gli alleati proporranno mozioni sui temi etici, da sindaco che farà?
«Ne discuteremo con la squadra, come d’abitudine. Le persone di buonsenso una soluzione la trovano, se si affidano alla concretezza anziché all’ideologia».
La mia vita cambiò quando visitai la scuola di Barbiana e pregai sulla tomba di don Milani
Io uno da 10? È la tipica cassanata
L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali ha già chiesto di cancellare la mozione del 1995 che impegna il Comune «a non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna».
«I provvedimenti locali vanno raccordati alle leggi nazionali, suppongo».
Le rimproverano di essere comunista.
«Falso. Mai avuto tessere di partito».
Sua moglie approva la candidatura?
«Mmh». (Ride a denti stretti). «Chiara è ben più di metà della mia vita, ci conosciamo dall’età di 15 anni. Mi ha detto: “Se credi di dover accettare, accetta”. Ma di sicuro non tifa perché venga eletto».
E i suoi sei figli?
«Le tre più grandi sono entusiaste, in particolare Beatrice, la primogenita, che sta completando alla Luiss la laurea magistrale in Scienze politiche. Sono maggiorenni, ma non votano a Verona. La mia generazione le ha deluse. Sogno di riportare i giovani alla politica».
In effetti passa per sognatore.
«Lo sono. Non a caso la chat della nostra scuola si chiama Soci di sogni».
Si è fatto vivo qualche ex collega?
«Mi ha telefonato Simone Perrotta: “Sei matto. Però metticela tutta, forza!”».
Antonio Cassano ha detto: «Tommasi è uno da 10». Voto lusinghiero.
«No, tipica cassanata. Abbiamo giocato insieme per cinque anni. È nato nella Bari vecchia, sa pesare le persone. Lo sento ancora. La moglie Carolina Marcialis gioca a pallanuoto nella Css Verona».
Chiesero a Cassano d’indicare il presidente della Federcalcio. Rispose: «Una sola persona, Damiano Tommasi: è competente, leale, non ruba».
«Saranno quelle le uniche qualità richieste a un sindaco, ammesso che le abbia? Un uomo solo non è un progetto».
Gioca ancora a calcio?
«Sì, nel Sant’Anna d’Alfaedo, seconda categoria. Siamo in zona salvezza».
Non sarebbe anomalo se diventasse sindaco uno che non abita a Verona?
«Bisogna vedere che cosa fa per la città. Molti votano qui e vivono altrove».
Che pensa dell’ondata migratoria?
«Lo chiede al primo giocatore italiano costretto a espatriare in Cina, quando nel 2009 accettai l’offerta del Tianjin Teda».
Dev’essere stata dura.
«Più che altro inevitabile. Le uniche squadre in cui avrei accettato di giocare erano Roma e Verona. So che significa affrontare ogni 15 giorni un viaggio di oltre 16.000 chilometri fra andata e ritorno, in tutto 20 ore di volo, per riabbracciare la famiglia. Ma avevo il privilegio di farlo in business class. I veri emigranti viaggiano, e affondano, sulle carrette del mare».
Resterà nella storia del calcio per aver accettato lo stipendio di un operaio.
«Era il 2005, ultimo anno del mio contratto con la Roma. Rientravo dopo il grave infortunio subìto durante l’amichevole con lo Stoke City. Temevano che fossi ridotto a un rottame. Dissi a Rosella, la figlia del presidente Franco Sensi: datemi il minimo salariale, 1.470 euro al mese; se non gioco, ci perdete poco, e se invece gioco, ci guadagniamo in due».
Da presidente dell’Aic che effetto le faceva rappresentare Cristiano Ronaldo, che secondo «Forbes» ha accumulato un patrimonio da 1 miliardo di euro?
«Secondo lei sono più i soldi che Ronaldo guadagna o quelli che fa guadagnare? In questa economia di mercato mantiene allenatori, preparatori tecnici, sponsor, aziende, tv, giornali».
Calmierare i compensi dei calciatori?
«Sarebbe già tanto se una società non spendesse per un fuoriclasse più di quanto non si possa permettere. Così eviteremmo casi come quello del Chievo, finito in bancarotta, e salveremmo tanti posti di lavoro».
Lei quanto avrebbe pagato Maradona?
«Quanto vale La Pietà di Michelangelo? Un campione del Parma mi disse: “Noi giocatori non possiamo nemmeno essere tristi”. Aveva ragione. I tifosi ti riconoscono solo la fortuna, mai i meriti».
Chi è il miglior presidente con il quale ha trattato come sindacalista?
«Massimo Moratti. Un gentiluomo. Lo dico anche da avversario della sua Inter».
Che vita è quella del calciatore?
«Sospesa. Ti stacca da terra. Oggi sei un fenomeno, domani nessuno ti ricorda. Finisci per non stabilire alcuna relazione autentica con il prossimo».
Stava in famiglia solo il lunedì, giusto?
«All’incirca. Come i barbieri. La mia seconda figlia un giorno disse a una sorella: “Lo sai che stasera papà viene a dormire a casa nostra?”».
Chi vorrebbe come capo dello Stato?
«Va benissimo quello che c’è ora».