Il Corriere, la Repubblica, La Stampa, 23 gennaio 2022
Berlusconi lascia (3 pezzi)
Tommaso Labate per il Corriere
Roma «Vedi, per me questo è il senso di una vita, il sogno da bambino». Per comprendere quanto siano profonde le ragioni del passo indietro è necessario farlo, un passo indietro. Riavvolgere il nastro fino a sincronizzare il timer con i giorni tra Natale e Capodanno, quando la campagna quirinalizia di Silvio Berlusconi era nel pieno del suo svolgimento, il telefono scottava, il pallottoliere sembrava quasi sorridere e la clessidra giocava ancora a suo favore.
Ad alcuni dei parlamentari contattati per sondarne l’animo, non esattamente del suo stesso schieramento e a lui praticamente sconosciuti, il Cavaliere aveva raccontato di come non il successo delle aziende, non le Coppe dei Campioni del Milan e forse nemmeno la presidenza del Consiglio rientrassero tra i desideri del bambino ch’era stato settanta e passa anni addietro. Nel celeberrimo tema delle elementari che mamma Rosa aveva conservato per anni, infatti, il sogno era quello di «diventare presidente della Repubblica». L’ultimo sogno, l’obiettivo della sua last dance, l’ultimo ballo. Un sogno di fronte al quale, per giorni diventati settimane e settimane diventate mesi, il Cavaliere s’è messo a correre contro ogni pronostico, com’era stato anche nel ’93 di fronte alla discesa nel campo della politica. E di fronte al quale si è fermato ieri pomeriggio.
La «responsabilità nazionale» evocata nella nota mandata al vertice della coalizione e letta da Licia Ronzulli, la calcolatrice dei voti che si era inceppata e financo l’unità del centrodestra, per non dire di ambizioni da king maker che non ha mai coltivato nel corso di una vita intera, c’entrano solo fino a un certo punto con la scelta di fermarsi. Dove non hanno potuto i consigli di Gianni Letta, gli ammonimenti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, i suggerimenti neanche troppo amichevoli degli avversari, ha potuto — e tanto — l’orientamento della famiglia.
I figli gli hanno parlato a più riprese e l’ultima chiacchierata di ieri pomeriggio con la primogenita, Marina, è stata l’argine che ha impedito alle tante gocce di far traboccare un vaso ormai ricolmo. Visto l’enorme stress a cui era stato sottoposto negli ultimi giorni, viste le notti insonni, la trance agonistica, come avrebbe reagito il cuore di un ottantacinquenne di fronte all’incubo del «fuoco amico», ai possibili «franchi tiratori», al tira e molla dentro la coalizione, alla spietatezza della politica? «E se qualche gruppo organizzato si presenta qua sotto casa manifestare, nelle prossime ore?», gli è stato fatto notare tra le mura di Villa San Martino.
L’obiettivo
A diversi parlamentari nei giorni scorsi aveva detto: per me questo
è il senso di una vita
Da qui, senza neanche la convinzione che l’ha spinto (per adesso) a mostrarsi di fronte a una telecamera, senza nemmeno la voglia di presentarsi al vertice di coalizione per rendere conto della riserva finalmente sciolta ai suoi alleati, Berlusconi si è imposto il più lacerante degli altolà. Triste tantissimo, solitario forse no, final può darsi, come nella tripartizione degli aggettivi attribuita da Osvaldo Soriano al leggendario detective Philipe Marlowe.
Da oggi arriverà il momento di giocare le carte che gli rimangono in mano, e non sono poche, sul tavolo della gigantesca mano di poker finale che porterà alla presidenza della Repubblica. Le prime lanciate per interposta persona sono il niet (provvisorio o no?) al trasferimento al Colle di Mario Draghi; mentre nel taschino, dicono, ha un mazzo di jolly che va dall’ipotesi di benedire la corsa di Pier Ferdinando Casini al sogno impossibile di scavare, come se fosse una talpa, l’ultima, impossibile galleria che può portare al Mattarella bis.
Ma questi sono i temi della politica. L’uomo, nella notte, riflette sul senso di una storia che si apre e si chiude, su come ogni film non debba avere per forza il finale che si merita, su come questo non fosse a suo dire il finale giusto. La cura maniacale delle luci, della libreria, dello scrittoio, nella discesa in campo di ventotto anni fa; il politichese quasi asettico della nota vergata in Word dell’uscita dal campo, ieri. Il sussulto prima di andare a letto, forse in vista dell’ennesima notte insonne, confessato ai fedelissimi è quasi un avvertimento. «Ma non finisce qui». La stessa frase del suo compianto amico Corrado Mantoni quando lanciava la pubblicità.
Emanuele Lauria per Repubblica
«Ma Silvio dov’è?». Nel giorno più atteso, nell’ora in cui avrebbe dovuto sciogliere la riserva sulla sua candidatura per il Colle, l’assenza di Silvio Berlusconi è una notizia che solo per poche ore rimane coperta. Nel corso del primo vertice della giornata, quello fra i big forzisti, viene addirittura fatta circolare una frase del Cavaliere («Non ho ancora deciso») che in realtà non è mai stata pronunciata. Serve solo a mantenere in piedi una finzione: a quel punto della giornata Berlusconi, seppur ancora combattuto sulla strada da imboccare, ha già dato via libera a un comunicato con cui rinuncia alla candidatura che poi, nel successivo vertice con gli alleati sarà letto dalla senatrice Licia Ronzulli.
Ma dietro all’ultima mossa dell’ex premier ci sono anche ragioni di salute, che si sono manifestate nei giorni scorsi e che l’hanno costretto ad alcuni controlli sanitari al San Raffaele. Nulla di particolarmente grave, per Berlusconi, che nella scorsa primavera aveva superato una fase critica: il Covid aveva fiaccato un fisico già segnato da un intervento chirurgico al cuore nel 2016. E le condizioni precarie dell’ex presidente del Consiglio avevano suggerito ai suoi avvocati di chiedere più volte il rinvio delle udienze del «Ruby ter» proprio per motivi di salute. Poi una ripresa che l’aveva rimesso al centro della scena, in un’estate segnata dagli incontri con altri esponenti politici in Sardegna, a Villa Certosa, e nell’autunno che ha visto decollare la sua candidatura per il Quirinale.
Ma gli ultimi campanelli d’allarme, insieme alle difficoltà oggettive, nel trovare i numeri giusti, hanno contribuito a far desistere Berlusconi dall’ultimo obiettivo. In questo senso, un invito alla prudenza è arrivato anche dalla famiglia, dai figli Piersilvio e Marina. La settimana che si va a chiudere è stata una delle più sofferte, per il Cavaliere. Ha prima rinunciato alla trasferta a Strasburgo, per l’elezione della nuova presidente del parlamento europeo, e ha poi fatto slittare il ritorno a Roma, per il vertice in cui avrebbe dovuto dire un sì o un no definitivo alla sua candidatura alla carica più alta dello Stato. Il summit, che Salvini e Meloni hanno cominciato a sollecitare con forza, è slittato di giorno in giorno. Fino alla data di sabato, ieri: ma a sorpresa si è prima saputo che si sarebbe svolto da remoto e si è poi appreso dell’assenza del partecipante più atteso. Che, sofferente per una decisione che non voleva prendere e in condizioni fisiche non ottimali, ha così dovuto comunicare il «passo di lato» restando nell’ombra.
Antonio Bravetti per la Stampa
La corsa di Silvio Berlusconi verso il Quirinale finisce un sabato pomeriggio via Zoom. «Avevo i numeri – mastica amaro – ma rinuncio per responsabilità nazionale». La delusione dell’uomo è forte. Il Cavaliere non è presente al vertice: è ricoverato da giovedì al San Raffaele per controlli. Tocca alla fedelissima Licia Ronzulli leggere agli alleati nel corso dell’atteso vertice del centrodestra il comunicato della resa. «Sono grato a migliaia di italiani per il loro sostegno e alle forze politiche del centrodestra che hanno voluto formulare la mia candidatura. L’Italia ha bisogno di unità, non di lacerazioni: sono stato il primo a volere Mario Draghi al governo ed è necessario che ora lui resti a palazzo Chigi». Il passo indietro diventa «un altro passo sulla strada della responsabilità nazionale: rinuncio ma spetta al centrodestra proporre un nome».
Collegati online ci sono Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Lorenzo Cesa, Antonio De Poli, Luigi Brugnaro, Giovanni Toti. Tutti fissano lo schermo che si è acceso alle 19, con tre ore di ritardo sul previsto. In basso a destra c’è scritto “iPad di Silvio”, ma dall’altra parte del video ci sono Antonio Tajani e Licia Ronzulli. Berlusconi non c’è. Ma fa mettere nero su bianco che le telefonate con Vittorio Sgarbi dal fortino di Arcore non sono state inutili: «Dopo innumerevoli incontri con parlamentari e delegati regionali, anche e soprattutto appartenenti a schieramenti diversi della coalizione di centrodestra, ho verificato l’esistenza di numeri sufficienti per l’elezione».
Ma quei numeri, veri o presunti, non bastano. Sa di non farcela, nonostante abbia accarezzato fino all’ultimo l’idea di giocarsi il tutto per tutto in Aula. I segnali non erano mancati. Negli ultimi due giorni Forza Italia al Senato aveva festeggiato l’arrivo di due ex grillini: Silvia Vono e Saverio De Bonis. Pochi, ma sufficienti a scaldare lo spogliatoio berlusconiano. Poi, la prima doccia fredda: nessun vertice a Villa Grande, ma un collegamento online alle 16 con tutti gli alleati di centrodestra. La riunione decisiva, però, slitta. Berlusconi alle 16.30 si connette con ministri e capigruppo di Forza Italia. «Non ho ancora deciso», confida loro da Arcore. È Tajani a spiegare lo stato dell’arte ai vertici azzurri: «La linea di Forza Italia è che Mario Draghi non vada al Quirinale, rimanga a Palazzo Chigi, dove è inamovibile, e che nel governo non ci debbano essere né rimpasti, né nuovi ingressi».
Il vertice con gli alleati viene aggiornato per le 18, poi slitta ancora di un’ora. «Considero necessario – dirà Berlusconi nel comunicato letto da Licia Ronzulli – che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura». Apriti cielo. Fratelli d’Italia, che da giorni soffre la lunghissima riflessione di Berlusconi sul Colle, sbotta. «Abbiamo fatto un gesto di generosità per tenere unita la coalizione- attacca Meloni- e voi ora volete mettere nero su bianco che la legislatura deve arrivare alla fine?». Meloni e La Russa, collegati insieme da casa della presidente di FdI, abbandonano la riunione. Poco dopo, firmano un loro comunicato: «FdI non auspica in alcun modo che la legislatura prosegua». Non solo: «La questione di Mario Draghi al Quirinale, sulla quale non abbiamo espresso alcun giudizio, non è stata posta e sarebbe semmai problema che possono avere le forze che partecipano al suo governo».
Nel frattempo, come da copione, diluviano apprezzamenti di Forza Italia per Berlusconi. Ne lodano generosità, grandezza, saggezza, è uno statista. «Berlusconi è un gigante che forse non meritiamo», esagerano i giovani del partito. Anche gli alleati ringraziano. «Ora si apre una nuova fase», dice Maurizio Lupi di Nci. Dopo la «scelta decisiva e fondamentale» di Berlusconi, Salvini non perde tempo e già in serata telefona ai leader degli altri partiti. A loro racconta che «il centrodestra lavora a una rosa di nomi, “tutti di altro profilo"». Poi, sui social gonfia il petto: «Ora vediamo se a sinistra continueranno a dire di no a tutte e tutti». —