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 1999  settembre 06 Lunedì calendario

Proposte e tentativi

• Proposte e tentativi. «Quella avanzata dal magistrato Nobili di somministrare eroina sotto controllo pubblico agli eroinomani cronici è la proposta di un tentativo, nient’altro. Ha bisogno di attenzione, non di scomuniche o di applausi. Nasce da una sconfitta e da una constatazione. La sconfitta è scolpita nella cronaca quotidiana delle violenze compiute a caccia di una dose spacciata clandestinamente. La constatazione è che una parte degli eroinomani viene considerata irrecuperabile a una vita senza droga: non lo Stato, non le comunità, non il volontariato, cattolico o laico, sono riusciti a fare qualcosa per rovesciare la strada del buco e della devastazione. Nulla in vent’anni, talvolta in trenta. Di fronte all’evidenza della débâcle, propone adesso Nobili, evitiamo almeno che il drogato cronico, libera vittima di se stesso, ma vittima obbligata del mercato clandestino, colpisca la società per continuare a colpirsi. Diamogli la droga gratis. Proteggiamo noi stessi evitandogli la strada obbligata del crimine e della galera. triste tutto ciò? Certo. Ma è anche sbagliato? Questo è tutt’altro che certo, è solo possibile. Comunque sottovoce, prego».
• Il 28 per cento dei detenuti italiani è tossicodipendente. Al carcere San Vittore di Milano i tossicodipendenti sono 310 su 1.530. Il direttore Luigi Pagano: «Sto parlando solo delle persone che abbiamo dovuto destinare al secondo reparto, attrezzato per affrontare le crisi di astinenza». Quei 310, quindi, sono solo i detenuti attualmente tossicodipendenti. Ma quanti sono, in totale, i reclusi per reati collegati alla droga? «Più del 45 per cento. Anzi, tra spaccio, furti e piccole rapine di balordi in cerca della dose, probabilmente si supera il 50 per cento».
• Dal 1973 a oggi in Italia sono morti oltre 18 mila tossicodipendenti. Don Luigi Ciotti: «Vedo che molti ragazzi che si bucano hanno interrotto qualsiasi rapporto con i Servizi territoriali e con le comunità dove potrebbero tentare la strada del recupero. Che cosa possiamo ancora offrire a queste persone, per disintossicarsi? Come facciamo ad avvicinarle, se rifiutano addirittura il sostegno dei Sert?». Fornire gli stupefacenti, pur sotto il controllo, è l’unica via di scampo? «[...] In Svizzera, nazione decisamente conservatrice, il progetto ha funzionato: sono effettivamente diminuiti sia i crimini legati alla droga, sia le vittime degli stupefacenti».
• Un tossicodipendente intervistato da Marina Garbesi sulla ”Repubblica” del 30 agosto. Omar, perché meglio l’eroina controllata? «Perché tanti che cominciano il metadone, continuano a farsi pure di eroina. Così finisce che porti più segni, ti fai più male, e non ne esci mai». [...] Ora lei prende solo metadone. «Da un mese, sì. Prima mi bucavo anche quattro, cinque volte al giorno. Da quando avevo 18 anni. Ho provato a smettere molte volte. Durava due mesi massimo. Sono stato dentro, quattro volte. Ma per poco. Spaccio. Solo così ti prendono in flagrante. Se rubi, invece, non succede mai. E rubi per forza, non fai altro, a parte bucarti. Non è cattiveria, è... normale. Insomma passi da una merda all’altra, la tua vita è questo».
• Ferdinando Pomarici, procuratore aggiunto di Milano, dice che se l’eroina venisse distribuita dallo Stato si dovrebbe reintrodurre nel codice penale il reato di detenzione di droga: «Questo reato è stato cancellato dal Referendum del 1993, che ha depenalizzato la semplice detenzione. Quella scelta, si disse, era dettata dalla volontà di non criminalizzare i consumatori di droga. Ma è chiaro che se si crea un canale pubblico di distribuzione della droga, quella norma non ha più ragion d’essere. Reintroducendo il reato di detenzione, torna ad essere possibile lottare contro il reato dello spaccio al minuto, che oggi è sostanzialmente libero: per condannare uno spacciatore lo devo cogliere in flagrante, o dimostrare con prove univoche che la droga la detiene per venderla e non per consumarla. C’è gente che è stata arrestata con un etto di cocaina ed è stata assolta perché ha detto che era per uso personale». Lei motiva la sua scelta con l’esigenza di tutelare la società dai crimini dei tossicomani. Si potrebbe obiettare che in questo modo si sacrificano i singoli, i drogati, sull’altare dell’interesse collettivo. « un’obiezione che anch’io mi sono posto. Ma mi sono risposto che avrebbe senso se avessimo la certezza che il divieto attuale rende effettivamente impossibile l’assunzione di sostanze stupefacenti. Siccome invece le cose non stanno così, e per rendersene conto basta fare un giro nei giardinetti di qualunque città italiana, allora è pura ipocrisia sostenere che il divieto serva a qualcosa. Il singolo tossicomane non è aiutato in nulla dal divieto». E come spiega allora le reazioni delle comunità di recupero, a partire da San Patrignano, tutte contrarie alla distribuzione? «Una risposta antipatica sarebbe che temono di avere dei danni nella prosecuzione della loro attività».
• La liberalizzazione deve riguardare tutti i paesi europei, altrimenti è peggio. Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia. «Se lo Stato si mette a dispensare eroina in Italia, cosa succede in quelli vicini, confinanti, che però non hanno la stessa regola? Un effetto calamita, un richiamo su quel territorio molto pericoloso anche sotto il profilo della politica criminale». O tutti o nessuno? «Diciamo che se la liberalizzazione entra in vigore in Italia lo deve essere anche in Francia, Spagna e Inghilterra, in tutti quei paesi con cui si hanno scambi economici e culturali quotidiani e in cui ormai si entra senza neppure un documento. Penso ad un provvedimento in blocco almeno a livello europeo. Altrimenti non funziona, anzi è peggio». Legalizzare l’eroina sarebbe anche il modo per combattere i narcos e la criminalità organizzata? «No, decisamente no. Bisognerebbe legalizzare tutto, ogni tipo di droga. Perché altrimenti i gruppi criminali troverebbero sempre nuovi prodotti da lanciare sul mercato. E legalizzare tutto, anche se solo per uso personale, non si può. Su questo non c’è alcun tipo di giustificazione».
• Don Luigi Ciotti. «La sperimentazione non può limitarsi a una risposta tecnica e farmacologica, dev’essere inserita in un progetto più vasto, verificabile che prevede anche una casa, un lavoro, rapporti di relazione con altre persone. Altrimenti no, non ci sto».