Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1999  settembre 06 Lunedì calendario

Per una gran parte della sua storia, la Russia è stata un paese che più o meno ha vissuto nell’ordine, ma mai nel nome della legge

• Per una gran parte della sua storia, la Russia è stata un paese che più o meno ha vissuto nell’ordine, ma mai nel nome della legge. «Diritto di proprietà e indipendenza della magistratura erano concetti scarsamente radicati all’epoca dell’assolutismo, e ancor meno lo sarebbero stati dopo la rivoluzione bolscevica del 1917. La criminalità è oggi più visibile di prima, ma ciò non la rende nuova».
• La Russia continua a stupire. «Dieci anni dopo la caduta del muro di Berlino e a quasi otto dalla fine dell’Unione Sovietica, ha fallito nel tentativo di trovare la sua strada nel mondo. L’economia è crollata, la corruzione dilaga, il sistema politico vacilla e sembra incapace di creare legami tra i leader e la società. Il presidente Boris Eltsin è malato ed eccentrico, e sulla scena mondiale nessuna voce russa è affidabile» (Jeffrey Sachs, prefessore di Harvard).
• Spesso si tende a dimenticare che già l’Unione Sovietica era un bicontinente profondamente corrotto, che già il documentatissimo sovietologo Robert Conquest definiva il politburo di Stalin «Una cricca di gangster di tipo americano», che il lunatico Eltsin è stato un gerarca comunista, lo scaltro Cernomyrdin un potente tecnocrate comunista, lo spregiudicato Ciubais un solerte militante giovanile del Komsomol, il multimiliardario Berezovskji un emerito esponente dell’Accademia delle Scienze d’antan. La figlia alcolizzata di Breznev, che proteggeva mariti e amanti di malaffare, non ricordava forse l’intrigante figlia di Eltsin? E lo stesso Breznev non era considerato il capo della famosa ”mafia di Dnepropetrovsk”?».
• La Russia ha 150 milioni di abitanti e un Pil di 400 milioni di dollari (pari a quello di un piccolo paese come l’Olanda). Reddito medio procapite: 4.500 dollari all’anno (nella classifica mondiale è preceduta da 70 paesi tra cui Brasile, Messico e Sud Africa).
• Viktor Cernomyrdin, al microfono di un telegiornale russo: «Mi accusano di corruzione? Chi? Dagli Stati Uniti? E si sono svegliati adesso?».
• I dieci miliardi di dollari transitati in due anni nelle due banche americane coinvolte nel Mosca-gate rappresentano da soli il 3 per cento dell’intero prodotto lordo annuo del paese. «Non esistono nella Federazione Russa mercati criminali classici, nel senso di traffici di droga, di prostituzione, di armi, di racket, in grado di generare profitti netti di quella portata. Occorre il concorso di altre componenti. Di quelle attività illecite che, contrariamente a quanto si pensa, comunemente fatturano cifre superiori: l’evasione fiscale, la corruzione politico-amministrativa, le truffe societarie e la predazione su grande scala di risorse come il petrolio e l’alluminio. Ed occorrono complicità molto più estese di quelle interne alla stessa élite del potere russo. Per riciclare somme di quella dimensione non è sufficiente la stessa Banca Centrale russa con la sua opaca corona di società estere. Occorrono molti intermediari, molte banche e molti Paesi. Oppure frammenti di paesi, giurisdizioni off-shore per esempio, dove il denaro ”caldo” della speculazione lecita e ”grigia” possa mescolarsi con quello ”sporco” della droga e del traffico di esseri umani e con quello perfettamente pulito in cerca di un quarto di punto di remunerazione addizionale».
• Al Cremlino non temono le indagini. «Ricostruire quale uso è stato fatto dei circa 20 miliardi di dollari ricevuti in prestito dal 1992 sarà enormemente difficile».
• «Sembra certo che i capitali finiti alla Bny (Bank of New York) ad opera di un banchiere russo già rappresentante di Mosca nel Fmi per oltre tre anni come Kagalovskji e di un presunto ”gangster globale” come Mogiljov ammontino a oltre 10 miliardi di dollari. Questa somma è pari a un terzo delle entrate che il nuovo premier Putin prevede per il bilancio del 2000. Una piccola parte dei circa 136 miliardi cui gli esperti fanno ammontare i capitali che negli anni ’90 hanno lasciato la Russia. Cifra vertiginosa, ammesso che corrisponda al vero, assolutamente superiore agli investimenti e ai crediti che Mosca ha ricevuto dall’Occidente negli stessi anni. Somma sottratta al paese. Ovvia la sua relazione con fenomeni ben noti: l’evasione fiscale massiccia, la corruzione onnipervasiva, capitali accumulati da parte delle grandi società privatizzate operanti nel settore dell’export, ecc, ecc; ”fuggiti” dalla Russia e mai rientrati».
• Per ora ci sono molti indizi, voci e movimenti ma non prove certe. Robert Kaiser, ex vice-direttore del ”Washington Post”, per molti anni corrispondente dalla Russia non crede che ci sarà il grosso scandalo di cui parlano i giornali: «A Mosca, già tre mesi fa, tutti parlavano apertamente, come fosse un dato certo, indiscutibile e incontrovertibile, delle tangenti miliardarie versate alle figlie di Eltsin. E nessuno sembrava preoccupato del fatto che ci fossero le prove». Adesso invece le prove cominciano a venir fuori. «Stiamo attenti: per ora abbiamo solo indizi, voci, movimenti, sospetti su conti correnti senza nessuna pista che porti direttamente a Boris Eltsin. L’unica cosa certa è che attraverso la Bank of New York sono transitati illecitamente alcuni miliardi di dollari. E non nascondo di essere un po’ irritato dal contrasto tra le dimensioni politiche che ha assunto lo scandalo e le scarse informazioni che se ne hanno. Prima di sparare a zero contro la Russia si poteva aspettare che le procure finissero il loro lavoro». [...] Che effetto avrà lo scandalo in Russia? «Non credo che avrà conseguenze dirompenti. Da un lato l’entourage di Eltsin non ha interesse a tradire il presidente. Sono tutti personaggi vulnerabili e nessuno vuole scatenare una caccia alle streghe. Dall’altro c’è un elettorato molto cinico, che disprezza la classe politica più di quanto accada in ogni altro paese del mondo. Basti pensare che il candidato più popolare per le elezioni al Cremlino è Yevgeny Primakov, che nei sondaggi racimola il 26 per cento dei consensi». Perché così pessimista sul futuro della Russia? «Ormai è impossibile fare qualsiasi generalizzazione sulla Russia: la situazione politica è deprimente, bastano 30 mila dollari per comprare un voto alla Duma».
• Jeffrey Sachs: «Credo si faccia un grande errore ad attribuire i problemi della Russia alla ”velocità” delle riforme economiche, soprattutto perché sono davvero poche! [...] La causa non è l’eccessiva velocità: sono la geografia, le condizioni strutturali e, ovviamante, la politica. La geografia: nei paesi più vicini ai mercati occidentali (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Slovenia e gli Stati Baltici) la transizione al capitalismo è stata molto più facile. Quando un’impresa, per esempio Volkswagen, decide di comprarsi alcune componenti all’est, si rivolge quasi sempre prima a un paese vicino, per esempio la Polonia, piuttosto che all’Ucraina o alla Russia. Gli investimenti stranieri e le esportazioni sono stati i motori principali della ripresa economica in paesi come Croazia, Polonia, Slovenia ed Estonia. [...] Condizioni strutturali: la Russia dipendeva dalle esportazioni tradizionali di petrolio e gas, ma il loro valore è precipitato negli anni ’90, la produzione russa di petrolio è diminuita notevolmente e i prezzi mondiali delle fonti di energia sono bassi dal 1986. Inoltre, prima del 1989, l’Unione Sovietica vendeva alta tecnologia antiquata agli altri paesi comunisti che ora acquistano tecnologie occidentali».
• I governi occidentali erano assai più disposti ad aiutare la Polonia che la Russia. «La Polonia, per esempio, ha ottenuto una cancellazione parziale del debito: la Russia no. La Polonia ha ricevuto un aiuto tempestivo dall’Ovest per rendere stabile la moneta: la Russia no. In generale l’Occidente non ha mai fatto grandi sforzi per aiutare la Russia. Può darsi che sia stata una considerazione strategica o semplicemente una decisione dovuta a ignoranza. Ma possiamo affermare con certezza che la mancanza di aiuto occidentale del tipo giusto e al momento giusto ha gravemente peggiorato le possibilità di una ripresa economica russa».
• Agli americani il Russiagate non interessa. Richard Pipes, consigliere della Casa Bianca durante la presidenza Reagan: «La crisi Yugoslava ha fatto capire che la Russia non è più un pericolo. I comunisti di Ghennadji Zjuganov non rappresentano più una minaccia. I gruppi di potere che si fronteggiano sono molto simili tra loro. Quindi accada in Russia quel che deve accadere. L’americano medio non si interessa a quel che succede a Mosca. Si interessa invece dei propri quattrini. E comincia a credere che non ci sia più tanto bisogno di foraggiare Boris Eltsin».
• Il maggiore errore americano. « stato di non dire chiaro e tondo, fin dal principio, che i soldi venivano elargiti, non per salvare la democrazia, né per instaurare il capitalismo, ma soprattutto per dare un minimo di stabilità politica ad una ex superpotenza che dispone sempre di decine di testate nucleari».