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 2014  novembre 19 Mercoledì calendario

«Papà, ho deciso di sposare Charles Manson». Le nozze in carcere tra una 26enne e il “mostro” che uccise Sharon Tate nel ‘69. Lui ha ottant’anni, lei gli scrive fin dal liceo

la Repubblica

«Papà, ho deciso di sposarmi con Charlie». Un annuncio del genere potrebbe sembrare quasi normale per una ragazza di ventisei anni, ma per Phil Burton è stato uno shock. Non è certo facile – né lo sarebbe per ogni altro padre – accettare il matrimonio della figlia con un ergastolano ottantenne che rappresenta agli occhi del mondo il simbolo stesso della malvagità umana.
Sì, perché il promesso sposo altro non è che Charles Manson, condannato, assieme alla sua “famiglia” di assassini- per-gioco, per due sanguinosi massacri nel 1969. Il 9 agosto di quell’anno Manson e i suoi complici uccisero Sharon Tate, la moglie di Roman Polanski, e altre quattro persone che si trovavano nella villa del regista. Il giorno seguente fu il turno di un’altra coppia, Leno e Rosemary LaBianca.
«Non nascondo il mio disappunto, né sarò presente al matrimonio», ha detto papà-Burton al tabloid londinese Daily Mail: «Ma non per questo abbandonerò mai mia figlia». Un gesto di affetto estremo, non c’è dubbio. In compenso la notizia delle imminenti nozze nel carcere californiano di Corcoran riporta indietro gli Stati Uniti a quella estate di paura di 45 anni fa e costringe tutti a chiedersi perché una ragazza si voglia sposare con un pluriassassino che probabilmente morirà in prigione, visto che per 12 volte gli è stata negata la scarcerazione e che non potrà richiederla prima del 2027.
«Lo amo: questa è la ragione», dice ai quattro venti Afton Elaine Burton, detta “Star”. E aggiunge: «Solo se diventerò la moglie di Charlie potrò aiutarlo a dimostrare la sua innocenza, perché avrò accesso ai documenti riservati ai familiari». Mentre è improbabile che il caso venga riaperto, perché è stato per anni al centro di inchieste giudiziarie e giornalistiche, ol- tre che di libri e film, non c’è dubbio che “Star”, fin da giovane, ne abbia fatto la sua missione esistenziale.
Al momento delle stragi la Burton non era ancora nata. Venne a conoscenza della vicenda di Mason quando era teen-ager, aiutando una compagna di scuola a preparare una tesina sull’argomento. Scrisse una lettera a Manson in carcere, ricevette una risposta e, con il tempo, la corrispondenza tra di loro si fece sempre più fitta. Poi, non ancora ventenne, la ragazza lasciò l’Indiana dove aveva vissuto con la famiglia, per trasferirsi a Corcoran vicino al suo Charlie. L’anno scorso, in una intervista su Rolling Stone, parlò per la prima volta dell’intenzione di sposarsi: ma non fece molto scalpore, anche perché Manson smentì ogni cosa. Adesso la notizia è ufficiale. Lo stato della California ha approvato il 7 novembre la richiesta di matrimonio che – salvo ostacoli dell’ultima ora – potrebbe essere celebrato in carcere, alla presenza di soli 10 invitati, il primo sabato dicembre, gennaio o febbraio.
Arturo Zampaglione

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il Giornale
Leggiamo la notizia dell’imminente matrimonio in carcere di Charles Manson, ottantenne ergastolano perché mandante dell’omicidio dell’attrice Sharon Tate, con Afton Elaine Burton, una ragazza di 26 anni e restiamo basiti. Lo siamo rimasti per le valanghe di lettere di ammiratrici a Pietro Maso omicida di padre e madre quando aveva 19 anni. Oppure per quelle ricevute da Ferdinando Carretta, assassino di genitori e fratello. Infine, siamo rimasti stupefatti da un altro matrimonio dietro le sbarre, tra Angelo Izzo, co-autore del massacro del Circeo e di altri delitti, con la collega Donatella Papi. Che cosa spinge queste donne a «innamorarsi» di assassini conclamati e condannati? Lo abbiamo chiesto a chi si occupa di cronaca nera e analizza le psicolgie dei criminali e il fascino perverso che emanano. «Prima di tutto dobbiamo chiederci di che tipo di donne si tratta», premette Franca Leosini, autrice e conduttrice di Storie maledette su Raitre, un’autorità in materia. «Parlando della promessa sposa di Manson dobbiamo sapere del suo passato turbolento, delle fughe da casa, delle droghe. Allargando l’osservazione ai casi italiani, quasi sempre si tratta di donne che sperano di sublimare la loro solitudine attraverso questo genere di sogni funesti. Il potere di suggestione del male sulle persone sole è la prima causa di questi fenomeni. La seconda è lo scopo redentivo, “io ti salverò”, che colpisce le crocerossine del cuore. Infine, da non trascurare, c’è la ricerca di popolarità». Anche Eleonora Daniele, conduttrice di Storie vere su Raiuno, insiste sul «fascino del male». Ma per lei « è un’attrattiva che non colpisce solo le donne. Lo stesso Manson l’ha subita in quella notte dell’agosto ’69. Era un satanista. In questi anni c’è stata un’osannata popstar come Marilyn Manson che si è ispirata a lui cantando testi satanici. Come si sa la più grande vittoria del diavolo è far credere di non esistere». Resta la domanda su perché i programmi noir e le reti crime siano maggiormente seguite dal pubblico femminile. «È vero - ammette Alessandra Viero, co-conduttrice di Quarto grado su Rete4 (8,5 per cento di share medio, 14,5 tra le donne over 55) - ma mi pare che non sia una questione di genere. Raffaele Sollecito e Amanda Knox hanno ricevuto entrambi proposte di matrimonio in carcere. Daniela Poggiali, l’infermiera di Lugo di Romagna, accusata di aver ucciso 38 pazienti, ha una ridda di ammiratori. Missione redentiva? Non credo, questa ragazza è convinta che Manson sia innocente». Convinta che «le donne siano particolarmente affascinate dalla mente criminale» è Sherin Salvetti, direttore di Crime+Investigation (60 per cento di pubblico femminile). «Dall’osservatorio di una tv specializzata posso dire che la relazione tra i sessi è molto controversa. Mentre leggiamo di violenze sulle donne al punto da coniare il termine femminicidio, mi colpisce questo fascino nei confronti di criminali e stupratori conclamati. Come se fossero due risvolti di una stessa, complessa, realtà». «Fascino misterioso? Quello che catalizza le donne risponde a logiche precise», corregge il criminologo Francesco Bruno. «A differenza del maschio che vede nel delinquente un antagonista, la femmina lo vive come uomo forte, oltre le leggi civili e penali, ma sano e sincero. E come nel genere animale si sceglie il partner forte, nella società della comunicazione le giovani donne sono attratte dal fatto che di quest’uomo parlano i giornali. Più è noto e più se ne sentono attratte. Ho conosciuto uxoricidi che durante il carcere avevano rapporti epistolari con donne con le quali poi si sono uniti e a distanza di pochi anni hanno ucciso. Spero che Manson possa ravvedersi, anche se non ne vedo le avvisaglie, altrimenti temo per quella ragazza». Le donne sono più sensibili al crimine? «Per quanto può valere, sono contornato da una ventina di donne che vogliono fare la mia professione. di uomini ne vedo pochi».
Maurizio Caverzan