31 maggio 2012
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Biografia di Francesco Alberoni
• Borgonovo (Piacenza) 31 dicembre 1929. Sociologo. «Va’ pensierino» (Roberto D’Agostino).
• Tra le ultime pubblicazioni: Leader e masse (Rizzoli 2007) nel quale descrive «cosa sono i movimenti collettivi che a un certo punto ci si presentano nella forma di leader e masse», seguito coerente del precedente L’arte del comando (Rizzoli 2002), I dialoghi degli amanti Sakuntala Dely e Rogan Farrell (Rizzoli 2009), Racconti d’amore. Curiosi e un po’ irridenti (Rizzoli 2010) e L’arte di amare. Il grande amore erotico che dura (Sonzogno 2012).
• Vita Tra i pochissimi capaci di costruire bestseller con saggi socio-filosofici. Sua teoria più nota quella che rende l’innamoramento simile allo stato rivoluzionario che prepara il cambiamento di una società: come per la società, che passata la fase rivoluzionaria si dota di istituzioni, allo stesso modo l’innamoramento si stabilizzerebbe poi nello stadio più alto dell’amore. Fino al 2011 ha scritto ogni lunedì sul Corriere della Sera, poi sul Giornale. È stato presidente del Centro sperimentale di cinematografia e ha fondato la scuola di regia televisiva e per la fiction a Milano. È stato: rettore dell’Università di Trento (1968-1970); rettore dello Iulm di Milano (1997-2001); consigliere d’amministrazione della Rai (2003-2005, come membro più anziano svolse la funzione di presidente dopo le dimissioni di Lucia Annunziata); presidente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma (2002-2012). Messo sotto accusa di continuo per via di un pensiero che si vuole troppo facile ed esposto con una scrittura troppo chiara (da cui la battuta di D’Agostino riferita in testa), ha risposto: «Non mi consideri presuntuoso, ma anche di Cicerone dicevano così: scrive troppo chiaro. E Galileo? C’è gente che dice che il suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è un libro banale perché può essere capito anche da un bambino delle elementari». «A scuola ero un allievo modello, perfezionista. Non sopportavo invece la disciplina di tipo militare richiesta allora ai bambini dal regime fascista. In compenso ero un leader naturale, avevo sempre attorno a me una banda di ragazzini che trascinavo inventando giochi collettivi e avventure. Peccato che a casa mia non ci fossero libri. Li scoprirò più tardi, finita la guerra nel 1945, nella Biblioteca comunale dove passerò la maggior parte dei miei pomeriggi leggendo moltissimo di storia e di filosofia».
• All’università avrebbe voluto iscriversi a Filosofia, fu costretto a rinunciare perché aveva fatto il liceo scientifico, così si iscrisse a Medicina a Pavia con l’idea di fare psichiatria «come Sigmund Freud o Karl Jaspers». Dopo la laurea, quando stava per partire per gli Usa, fu chiamato a lavorare con padre Agostino Gemelli, che guidava il più importante istituto di Psicologia italiano. Sull’esperienza all’Università di Trento: «Il movimento studentesco, nel 1967, aveva compiuto un’occupazione durata sei mesi, e aveva costretto quasi tutti i docenti a dare le dimissioni. Io sono stato chiamato proprio per ricostruire l’università dalle macerie del processo rivoluzionario. Ero affascinato dal compito non perché mi lusingasse il ruolo di rettore, ma perché mi interessavano i movimenti. Li avevo studiati anche empiricamente (...) Appena arrivato, avevo proposto al gruppo dirigente del movimento il mio progetto di organizzazione didattica dell’università. Bisognava studiare i classici della sociologia, su questo non ero disposto a cedere. Per coinvolgerli avevo introdotto la psicanalisi (...) Poi ho proposto agli studenti più anziani di collaborare con il docente per fare i seminari di sociologia (...) A Trento ho avuto anche la conferma che c’è un’affinità profonda fra innamoramento e movimento. Nell’innamoramento due persone si piacciono prima di conoscersi, e tendono a mettere in comune le loro risorse e le loro esperienze. Avviene lo stesso nel movimento (...) Marzo 1970. La mia avventura di Trento è finita. Ho deciso di dare le dimissioni da rettore. Fra poco nelle strade ci sarà la battaglia che vede schierati, da un lato, gli studenti e, dall’altro, le forze dell’ordine e la cittadinanza. L’ho evitata per quasi un anno e mezzo, ma ora sono subentrati due fattori nuovi che sfuggono al mio controllo: il primo è la partenza di tutta la leadership del movimento studentesco da Trento. Con la fine dell’anno scolastico se ne sono andati: c’è chi si è laureato, chi si è sposato, chi è andato a lavorare, chi a continuare l’attività politica altrove. Il secondo fattore: si sono raddoppiati gli iscritti. La nuova massa di matricole è totalmente diversa. I ragazzi che hanno creato il movimento erano una élite. Studiavano e avevano scoperto per proprio conto le idee in cui credevano (...) Le nuove matricole sciamano per le vie di Trento (...) non studiano, non pensano. Hanno la testa piena di confuse idee marxiste-rivoluzionarie. Parlano di movimento, ma non sono un movimento (...) Sono un branco, un aggregato, senza leadership, senza progetto (...) Sanno solo ripetere formule, recitare slogan che hanno orecchiato, fare gesti che hanno visto fare da altri, o di cui hanno sentito parlare (...) I trentini non vedono l’ora che la polizia gli dia una solenne pestata (...) Ci si prepara allo scontro che arriverà inevitabilmente con reciproca soddisfazione (...) Prima che avvenga tutto questo, io mi sarò dimesso. Riunirò l’ultimo plenum dei professori e farò la mia relazione non in prosa, ma in versi, in strambotti. Che almeno il mio rettorato finisca in allegria, con risate» (da Le sorgenti dei sogni).
• Aiutò Diego Della Valle a battezzare le sue scarpe Tod’s. Partecipò, in posizione di rilievo, al team Barilla che inventò la formula del Mulino Bianco. Nel 2013 ha pubblicato la biografia Pietro Barilla: tutto è fatto per il futuro andate avanti con coraggio (Rizzoli).
• È sposato con Rosa Alberoni.