31 maggio 2012
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Biografia di Maurizio Agliana
• Prato 26 novembre 1967. Body-guard. Uno dei quattro italiani rapiti il 13 aprile 2004 in Iraq dalle Falangi Verdi di Maometto, salvato dopo 56 giorni con Umberto Cupertino e Salvatore Stefio, da un rocambolesco blitz dei soldati americani.
• Robusto, alto quasi due metri, «buono come il pane». Detto “Manone”. Tre anni carabiniere a Roma (tra i 17 e i 20). Poi il ritorno a Prato. Dall’81 volontario della Misericordia, capoguardia, buttafuori nelle discoteche, guardia del corpo. Ha frequentato la Epts, Executive protection training
school di Livorno.
• Erano andati in Iraq per assicurare il servizio di protezione ai privati impegnati nella ricostruzione del Paese dopo la caduta del regime. Il quarto sequestrato, Fabrizio Quattrocchi (Catania, 9 maggio 1968 – Iraq, 14 aprile 2004), fu ucciso dai terroristi il giorno dopo il sequestro con due colpi di pistola (nella storia per la frase «Adesso ti faccio vedere come muore un italiano» detta ai suoi carnefici prima di essere giustiziato ed immortalata da un video poi trasmesso su Al Jazeera. Nel marzo 2006 Quattrocchi viene insignito della medaglia d’oro al valor civile alla memoria). Maurizio Agliana: «Siamo stati rapiti il 12 di aprile. Eravamo in Iraq da una settimana per fare il nostro lavoro di guardie del corpo. Quel giorno dovevamo lasciare il paese in macchina, ci avevano detto che nel viaggio avremmo attraversato un tratto di strada sicuro. Quattrocchi l’ho conosciuto in quell’occasione. Ci hanno rapiti tutti insieme, noi quattro italiani e l’autista. Abbiamo capito subito che non erano banditi, che volevano usarci come merce di scambio, ma di questa intenzione i carcerieri non ci hanno mai parlato. Ci hanno preso e sequestrato le armi». Carlo Vulpio: «Vennero catturati dalla Falange armata di Maometto e tenuti prigionieri per 56 giorni. Quattrocchi venne ucciso a sangue freddo, con un colpo di pistola alla testa, mentre gli altri tre ostaggi vennero liberati da un blitz degli americani. Tornati in Italia, i magistrati di Bari e di Genova (dove l’inchiesta è ancora aperta) vollero capire meglio e, almeno a Bari, hanno concluso che si sia trattato di un arruolamento non autorizzato al servizio di uno Stato estero, reato punibile anche con 15 anni di carcere. È di questa accusa che dovranno rispondere Salvatore Stefio, siciliano, e Giampiero Spinelli, pugliese, che attraverso la società Presidium corporation, con sede alle Seychelles, reclutarono gli altri tre. Già, ma visto che non erano militari, cos’erano? Paramilitari? Gorilla, guardie del corpo? O mercenari? Oppure, come sostengono loro, contractors, cioè gente che stipula un contratto per garantire la sicurezza di tecnici e maestranze, ma anche di uomini d’affari, che si trovano in aree di guerra per le ragioni più varie?» (Carlo Vulpio). Entambi sono stati assolti nel 2010 perché «il fatto non sussiste».
• Stefio, Agliana e Cupertino, sempre tenuti sdraiati per terra, su uno stuoino, con mani e piedi incatenati, nutriti solo con il riso (la carne se si doveva girare un video), costretti quasi sempre al silenzio (potevano parlare solo se autorizzati), coi sequestratori discutevano solo di calcio e per sopravvivere si erano dati dei soprannomi: mister tè, mister bread e mister cigarettes.
• Secondo uno dei sequestratori, Abu Yussuf, il governo italiano ha pagato 4 milioni di dollari per la liberazione degli ostaggi. Per Gino Strada sono stati 9.
• Il corpo di Quattrocchi, ritrovato da un commissario della Croce rossa il 21 maggio 2004, vicino a un ospedale a Baghdad: per l’identificazione si dovettero analizzare i frammenti ossei perché il cadavere era irriconoscibile (mancavano gran parte del cranio, delle braccia e delle costole). Secondo i medici era stato abbandonato e attaccato dagli animali.
Cupertino Umberto Sammichele (Bari) 1968. Body-guard: «"Gli unici a essere interrogati dai sequestratori sono stati Stefio e Quattrocchi. Il primo parlava anche a nome nostro, cioè mio e di Agliana”. Quattrocchi, che pure non parlava inglese, invece, si dovette difendere da sé» (Francesco Grignetti) [La Stampa 19/10/2007].
Stefio Salvatore Lentini (Siracusa) 2 marzo 1970: «Ciò che alcuni non capiscono è che fare sicurezza è una vocazione, un amore per la libertà ed un enorme sacrificio per la famiglia».
• Nel 2008 candidato alla Camera con La Destra. Non eletto.
• Security manager e ufficiale in congedo del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, ora organizza corsi di sopravvivenza in prigionia.