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 2012  maggio 31 Giovedì calendario

Biografia di Raffaele Lombardo

• Catania 29 ottobre 1950. Politico. Fondatore e leader del Mpa (Movimento per le Autonomie). Ex Presidente della Regione Sicilia (2008-2012, prese il 65,35% contro il 30,38% della democratica Anna Finocchiaro). Nel 2008 fu eletto anche alla Camera col Mpa (in coalizione con il Pdl), lasciò il posto a Luciano Mario Sardelli. Già presidente della Provincia di Catania (2003-2008), eletto al Parlamento europeo nel 1999 (Ccd) e 2004 (Democratici cristiani).
• Quattro rimpasti di giunta in quattro anni. Ad aprile 2012 rinviato a giudizio per concorso in associazione mafiosa. Si è dimesso il 31 luglio: «In un momento di crisi è necessario che il presidente della Regione possa esercitare appieno le sue prerogative, che non sia indebolito nel suo ruolo; per me purtroppo non è così» . «Ma a dargli il colpo definitivo è Bruxelles, che sospende i trasferimenti di fondi comunitari, chiedendo trasparenza negli appalti. Seguono una lettera del presidente del Consiglio Mario Monti (in cui si paventava il rischio di default per l’isola) e il declassamento della Sicilia da parte delle agenzie di rating. È allora che Lombardo abbandona la carica. Ma non il potere» (Andrea Morigi) [Lib 1/8/2012]. «Più di cento nomine dall’annuncio delle dimissioni alle dimissioni effettive (le ultime due nella sua ultima mezz’ora da presidente)» (Gian Antonio Stella).
• «Democristiano fin da ragazzo, “mi sono fatto i muscoli con il ciclostile a manovella”. Con Scelba, destra del partito. Poi con Mannino, “il politico più colto mai conosciuto”, sinistra del partito. Due volte arrestato, “ma sempre assolto, e risarcito. La prima volta mi diedero i domiciliari, per una storia di temi per un concorso. La seconda volta dopo otto giorni mi misero a confronto con l’accusatore, e mi rilasciarono”. Risorto nel Ccd, poi abbandonato per mettersi in proprio» (Aldo Cazzullo).
• Medico specializzato in psichiatria forense, tesi in «costruzione di figure deliranti», «della sua specialità medica non ha mai avuto cura e bisogno di occuparsene. Gli ha sempre dato da mangiare la politica. È stato mezzo ministro. Venne a Roma con l’abito blu in valigia. Dopo cinque ore capì, e rimise il capo in auto. Follini gli preferì il romano Mario Baccini e rispedì Lombardo a Catania. Ah, è così? E lui, presidente della Provincia ed europarlamentare, si è perdutamente innamorato dell’Autonomia siciliana. Dita affusolate, cortese, pratico, ambizioso: “Vogliamo fare come i tedeschi bavaresi. Ci federiamo con qualcuno, ancora non so, e ci contiamo”. Vendicativo: “Auguro un magnifico futuro all’Udc”. Ambizioso: “Dobbiamo contare tanto di più”» (Antonello Caporale nel 2005).
• Durante la campagna elettorale 2008, ospite di Luca Telese nel surreality show Tetris (La7), ebbe un duro scontro con Michele Placido che aveva attaccato: «Per cinque anni non dovremmo candidare alle elezioni politiche uomini del Sud. Hanno dato e danno quotidianamente uno spettacolo indecente di mafiosità, malaffare e incapacità». Sua replica: «Lei fa parte di quei tanti meridionali che raggiunto l’apice dimenticano la loro origine, sputano nel piatto, facendosi magari scudo di tutele politiche».
• «Non mi piace per nulla Verga e la sua immagine dei siciliani sconfitti, rassegnati, vinti. Non amo Pirandello, che invece ce li racconta complicati, imprevedibili, intricati. Non amo De Roberto: mi dipinge l’idea dell’ascaro, che va a Roma con il cappello in mano e qui si gode i privilegi del viceré vessando la sua gente. E meno ancora mi piace Tomasi di Lampedusa. Non è vero che i siciliani siano condannati a non cambiare mai. E non è vero che “siamo dei”. Noi siamo fessi. La novità è che ce ne siamo resi conto. Il Ponte servirà anche a guarirci dalla sicilitudine, a svelarci a noi stessi per quel che siamo, uomini come gli altri; infatti lo chiamerei “Ponte della Rivoluzione”. Non mi piace la Piovra. E neppure Il capo dei capi, che esalta le virtù eroiche di Riina. Ammiro Sciascia, profondo conoscitore della psiche siciliana. Brancati è molto meno profondo, si ferma agli aspetti esteriori. Apprezzo Bufalino, Consolo, ora Silvana Grasso, un genio. Ma lo scrittore che meglio esalta le virtù dei siciliani è Andrea Camilleri. Perché è vero che ci sono i mafiosi, ma c’è anche Montalbano che li prende a sganassoni».
• «Il mio modello per la Sicilia è l’Irlanda».
• « È tempo che l’intera nazione prenda coscienza del male che ci ha fatto Garibaldi: l’unità ci ha portato sottosviluppo, immigrazione, e un genocidio chiamato brigantaggio, con gli insorti impiccati, bruciati vivi e denigrati come banditi. La conquista savoiarda ha depredato le casse del Banco di Sicilia e ha impedito la nascita di uno Stato federale sotto il coordinamento di un sovrano, magari del Papa. Ma il primo invasore non è stato Garibaldi; è stato Ulisse. E il primo della lunga serie di scrittori che hanno umiliato i siciliani è Omero. Polifemo era il povero siciliano, un pecoraio che badava al gregge e vendeva il suo formaggio. Ulisse arriva dal mare, sconfigge il gigante cattivo, lo acceca, lo lascia per morto, e passa pure alla storia come il civilizzatore buono. Da lì comincia il saccheggio della mia isola».
• Dopo il ridimensionamento dell’Udc nella giunta regionale, con il suo predecessore Salvatore Cuffaro non ha più il rapporto di un tempo (Panorama: «Da gemelli-diversi a fratelli-coltelli»). «(...) Al punto di scherzare su un gallo che, ai bei tempi, aveva regalato “all’ amico Totò”. Gallo usurpatore che s’ era presto impadronito del pollaio ammazzando il gallo cuffariano» (Gian Antonio Stella).
• Nel 2009 un’indagine Ipr Marketing per il Sole 24 Ore lo piazza in cima alla classifica dei governatori più amati d’Italia (67% dei consensi).
• «Nell’autunno del 2009 decise di portare a termine il terzo rimpasto di governo imbarcando nella sua maggioranza il partito uscito sconfitto dalle precedenti elezioni (il Pd), mettendo clamorosamente fuori dalla giunta il partito che lo aveva sostenuto alle ultime elezioni (il Pdl, o almeno un pezzo di questo) e contribuendo a far rimbombare in tutta Italia le prime avvisaglie della crisi del berlusconismo» (Claudio Cerasa). Lombardo infatti si alleò con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Micchiché: «Furono Renato Schifani e Angelino Alfano a brigare perché la Sicilia finisse nelle mani di Raffaele Lombardo anziché in quelle di Micciché. Poi il tempo è bizzarro, più che galantuomo, e oggi Micciché e Lombardo fanno a bacetti per questioni di orgoglio nazional-siciliano» (Mattia Feltri (Sta 23/3/10). Il Mpa uscì poi dalla maggioranza di centrodestra e il 14 dicembre 2010 votò la sfiducia al Governo Berlusconi. Alle politiche del 2013 ritorna con Berlusconi e si candida al Senato. Non eletto
• Il 19 febbraio 2014 è stato condannato in primo grado (rito abbreviato) per concorso esterno in associazione mafiosa. «Quella su Lombardo è un’inchiesta complessa, in cui politica, clientelismo e mafia sono ingredienti presenti nella stessa misura all’interno di uno spregiudicato cocktail di interessi e potere. Una storia di affari e voti, soldi e favori, che deflagra nel giugno del 2010, quando il suo nome finisce accostato alla maxi indagine della procura di Catania che ha fatto luce sulla mafia etnea e sul business degli appalti» (Giuseppe Pipitone) [Fat 19/2/2014].
• «Dicono che sia ossessionato da qualcuno che voglia fargli del male, che abbia paura di tutto. Oramai, anche del cibo (…) sempre preparato dalle sicure mani della segretaria Maria Bonanno e - stando alle tantissime voci che circolano nel suo entourage - sempre assaporato dalla devota collaboratrice prima di finire in bocca al sospettosissimo Lombardo (…) più di una volta si è mostrato infastidito per il ticchettio dei tacchi di una signora, più di una volta ha fatto una scenata a qualcuno che batteva ritmicamente una penna sul tavolo. Testimoni riferiscono della “carta che si divora, interi fogli di formato A4” durante le riunioni nel suo ufficio, dell´aria condizionata che non vuole neanche nei bollori estivi palermitani, dell´ascensore che deve prendere sempre da solo, della poltrona numero 1 lato corridoio che pretende per ogni volo, del caffè che deve preparare sempre una commessa e soltanto lei. Sennò il governatore non beve il caffè e va su tutte le furie» (Attilio Bolzoni). «Lo sfogo intercettato grazie a una microspia del boss mafioso Rosario Di Dio: “È venuto qua e si è mangiato otto sigarette” . Dettaglio che, secondo i magistrati, non era surreale perché a loro avviso, “fotografa un’abitudine di Lombardo”: aprire la carta che avvolge la sigaretta, prelevare una quantità di tabacco e masticarla» (Gian Antonio Stella). «Appassionato di armi, ha quaranta fucili da collezione» (Manuela Lauria).
• Soprannomi: per la stampa è “Don Raffaele”; per i nemici “Arraffaele”: «soprannome che gli è stato dato “per l’accanimento nell’accaparrarsi le poltrone di sottogoverno e le postazioni di potere in ogni parte dell’isola”» (Giuseppe Alberto Falci) [Ink 31/7/2012].
• Sposato con Rina Grosso, due figli. Salvatore “Toti” (1988, il più giovane dei due) è deputato all’Assemblea regionale siciliana dal 2012.