La Gazzetta dello Sport, 13 marzo 2012
Leonardo, Michelangelo, Matteo Renzi. Maurizio Seracini, la Battaglia d’Anghiari... Naturalmente, lei non ha la minima idea di che cos’è la Battaglia d’Anghiari
Leonardo, Michelangelo, Matteo Renzi. Maurizio Seracini, la Battaglia d’Anghiari... Naturalmente, lei non ha la minima idea di che cos’è la Battaglia d’Anghiari.
• Assolutamente no. L’onorevole Anghiari è un oppositore del governo Monti?
Anghiari è un bellissimo comune della provincia di Arezzo, che le consiglio di visitare. Lì, il 29 giugno del 1440, si scontrarono una coalizione guidata da Firenze e le truppe milanesi del duca Filippo Maria Visconti, per faccende che sarebbe troppo lungo spiegare. Vinsero i fiorentini, in una battaglia che dovette essere ben strana, perché secondo Machiavelli non vi fu che un morto. Ma, in ogni caso, quello scontro è rimasto famoso soprattutto perché una sessantina d’anni dopo il gonfaloniere di Firenze, Pier Soderini, mise Leonardo contro Michelangelo, incaricando tutt’e due di dipingere su due pareti affiancate di Palazzo Vecchio l’affresco di una battaglia. A Michelangelo, incaricato della Battaglia di Càscina (combattuta nel 1364 contro i pisani), la parete di destra. A Leonardo, incaricato della Battaglia d’Anghiari, quella di sinistra. Era un gran lavoro, dato che le due pareti misuravano 7 metri in altezza e 17 in larghezza. Michelangelo infatti realizzò il cartone e poi lasciò perdere. Leonardo ci si mise, ma, come scrive Vasari, «fece una composizione di una mistura sì grossa che cominciò a colare». Leonardo con gli affreschi non ci sapeva fare. Anche il Cenacolo è tutto un tormento di interventi successivi, perché cominciò a rovinarsi subito dopo l’ultima pennellata.
• Quindi la Battaglia d’Anghiari è un dipinto sul muro. Che però, se capisco bene, non dovrebbe esistere.
Beh, Leonardo, almeno fino a un certo punto, lo ha dipinto. Benvenuto Cellini (1500-1571) disse di averlo visto. La battaglia secondo lui era «bellissima e terribile», i cavalli «tanto divinamente fatti quanto immaginar si possa». C’è anche una testimonianza di Benedetto Varchi (1503-1565): «Leonardo vi fece un gruppo tanto terribile e in così nuova maniera che insino all’hora non s’era veduto cosa non che più bella che la pareggiasse». Senonché, il dipinto tanto bello era però rimasto malamente incompiuto. E così, una sessantina d’anni dopo, il Vasari, su incarico di Cosimo I de’ Medici, riaffrescò completamente la sala (si chiama oggi Salone dei Cinquecento), dopo averla accorciata e innalzata. Il Salone misura adesso 54 metri in lunghezza e 18 in altezza.
• Ridipinse sulla Battaglia di Leonardo?
Quasi sicuramente no. In base a quello che hanno accertato gli studiosi, dovrebbe avere innalzato una parete davanti all’affresco di Leonardo, lasciando un’intercapedine. Nell’affresco che si trova nella stessa sala e che rappresenta la vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana, Vasari ha dipinto una bandiera dove compare la scritta «Cerca Trova», bianca in campo verde. Vasari ha voluto dirci qualcosa?
• Sì o no?
Forse sì. Pensa di sì il professor Maurizio Seracini, ingegnere, che da più di 30 anni dà la caccia alla Battaglia di Leonardo. Ieri in una conferenza stampa ci è stata data la seguente notizia: un endoscopio (o sonda) che recava con sé una microtelecamera di 8 millimetri avrebbe graffiato via un frammento di un color nero chimicamente compatibile con la Gioconda e con il San Giovanni Battista conservati al Louvre. Compatibile perché contiene manganese e ferro. Ci sarebbe anche un rosso associabile a lacca. E uno strato beige che – secondo i ricercatori – può essere stato spalmato solo col pennello. Questo, intanto, confermerebbe la teoria del muro e dell’intercapedine. E poi supporterebbe l’idea che là dietro c’è proprio Leonardo.
• Non ci crede?
È una storia che va avanti da molto tempo, in realtà, e il cui padrino – un padrino scatenato e forse anche in buona fede – è l’attuale sindaco Matteo Renzi.Renzi, già da presidente della Provincia, sette anni fa, partecipò a una conferenza stampa simile a quella di ieri, in cui, con l’ingegner Seracini (comunque un benemerito della storia dell’arte), chiedeva il permesso di continuare le ricerche dato che tutti gli indizi confermavano che la Battaglia stava «là dietro». L’allora sindaco Simone Siliani, tenuto all’oscuro di tutto, s’incazzò di brutto e sostenne subito che, in ogni caso, la Battaglia non era recuperabile. Un’idea condivisa da altri studiosi, come Salvatore Settis. Italia Nostra vuole portare Renzi e Seracini in tribunale. Cecilia Frosinini, dirigente del settore restauro dell’Opificio delle pietre dure, s’è tirata indietro lo scorso novembre: «È una questione etica, la mia missione è tutelare le opere d’arte, qui si fa un intervento invasivo sulla pittura».
• E già, perché per sondare l’eventuale muro affrescato che sta dietro, devono per forza attraversare il muro che sta davanti. Come si chiama l’affresco eventualmente da bucare?
Non «da bucare». Gli sono già stati fatti sette forellini, naturalmente invisibili. L’affresco che si vede è La battaglia di Scannagallo di Vasari. Vale la pena danneggiare una cosa che c’è per una cosa che forse non c’è? Polemiche a iosa. Intanto finora tutta la faccenda è costata 250 mila dollari, sborsati dal National Geographic che mostrerà tutto quello che c’è da mostrare domenica prossima sul National Geographic Channel e il 20 marzo sul canale HD italiano (403 di Sky). Un pubblico sparso in 435 milioni di case di 173 paesi. Questo le dà un’idea dell’affare. Infatti, sulla faccenda stanno anche il “New York Times”, l’”Herald Tribune”, la Cnn e la Bbc, tutti a quanto pare con i soldi in mano. Il sindaco Renzi, giustamente, ha detto che per continuare i sondaggi non ci sarà bisogno di denaro pubblico, Leonardo trova sponsor ovunque. Ci vuole solo un permesso del Ministero dei Beni culturali.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 13 marzo 2012