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 2010  dicembre 01 Mercoledì calendario

Il divorzio all’italiana è poco europeo - Mattina presto. Interno giorno. Quaranta coppie soffrono chiuse in uno stanzone in attesa della prima udienza dal giudice che avvierà lo spossante percorso verso la separazione e, nella maggior parte dei casi, il divorzio

Il divorzio all’italiana è poco europeo - Mattina presto. Interno giorno. Quaranta coppie soffrono chiuse in uno stanzone in attesa della prima udienza dal giudice che avvierà lo spossante percorso verso la separazione e, nella maggior parte dei casi, il divorzio. Siamo nel tribunale di una qualunque grande città italiana nell’anno 2010: i corpi sono vicini, l’atmosfera è elettrica per il risentimento. Quaranta, secondo una ricerca dell’Ami, l’associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, è la media delle coppie che, due volte alla settimana, in ogni città d’Italia, si presentano dal magistrato per dirsi addio in maniera legale. Quaranta sono anche gli anni che oggi compie la legge Fortuna-Baslini, che introdusse l’istituto del divorzio nel sistema giuridico italiano. Ma che dall’osservatorio degli specialisti in diritto di famiglia non ha reso la vita più facile alle coppie che vogliono disfare - e rifare - un matrimonio. «Le facce sono da pronto soccorso, mostrano lo stesso smarrimento di chi sta per essere ricoverato all’ospedale. L’aria è irrespirabile e non solo per l’affollamento» racconta Gian Ettore Gassani, avvocato matrimonialista con una lunga esperienza tra coppie in frantumi. Gassani, presidente dell’Ami, ha appena scritto il capitolo conclusivo di un libro, denso di storie personali e statistiche, sulla crisi della famiglia italiana. E sull’incapacità del nostro sistema giuridico e giudiziario di fornire una soluzione. O, perlomeno, un sollievo. Si chiama «27 minuti» il libro che sta scrivendo, un titolo provvisorio che sembra quello di un film. E invece è un’ altra statistica: la durata media della famosa prima udienza. «Un’udienza in cui il giudice non riesce ad acquisire dati sufficienti per decidere. E quindi serve solo a rimandare» dice Gassani. Insomma, da quel fatidico 1 dicembre 1970, le cose non sono migliorate. Per ottenere un divorzio in Italia ci vogliono dai cinque ai dieci anni, secondo se la separazione è consensuale o giudiziale. E la spesa va dai mille ai cinquantamila euro. Il saggio di Gassani - che anticipiamo - ha un andamento quasi cinematografico. Le cifre vanno insieme alle immagini. C’è l’uomo politico che dà il benservito alla convivente di vent’anni, per spalancare le porte di casa alla nuova amante russa. E c’è la noia insostenibile della coppia, che ha superato le corna, in cima alla classifica dei motivi di divorzio. Tra i dati irrompono le storie: marito, moglie e amante che scatenano una rissa in un albergo all’Argentario. E l’avvocato accorre in bermuda sul luogo del misfatto. Scene da commediaccia balneare degli anni ’60. Ma poi si deve tornare a fare i conti: 200 omicidi all’anno tra le pareti domestiche. Succede quando l’insofferenza supera i limiti di guardia. «La famiglia uccide più delle mafie» dice Gassani. Il divorzio all’italiana è cambiato. Negli ultimi 15 anni i matrimoni sono scesi della metà, le separazioni raddoppiate e i divorzi saliti del 50 per cento. Si registra un divorzio ogni tre matrimoni. «E, al contrario di prima, si divorzia a tutte le età, non solo i giovani, ma i sessantenni che hanno perso la testa per la badante, la cinquantenne insoddisfatta che vuole cambiare aria e partner. I quarantenni sono quelli che divorziano di più. La crisi del settimo anno è solo un ricordo, il momento critico è tra i dieci e quindici anni di convivenza» elenca Gassani. Oltre alla routine e ai tradimenti, quali sono le altre ragioni che fanno allontanare una coppia? «Una causa sempre più ricorrente sono i figli. Spesso una nascita anziché avvicinare marito e moglie apre le prime crepe. Ho avuto, tra i miei clienti, mariti esiliati dal letto e spediti sul divano, per fare posto al figlio bisognoso di coccole».