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 2010  novembre 26 Venerdì calendario

PERCHÉ È IMPOSSIBILE USCIRE DALL´EURO

Nel dibattito suscitato dalle crisi di questi giorni nei Paesi periferici della confederazione della moneta unica si ritiene da alcuni che un Paese possa uscire dall´euro per propria volontà, o esserne cacciato.
E che comunque, in caso di uscita, il problema consista solo nella stampa di nuove banconote. Ecco tre buone ragioni che rendono difficili, o impossibili, gli esiti di cui si favoleggia.
Anzitutto ragioni legali. Il trattato di Lisbona apre la possibilità di un´uscita dall´Unione europea, ma non ammette l´uscita solo dall´Unione monetaria. Chi voglia uscire dall´euro deve abbandonare la Ue, e con essa il mercato unico dei beni e dei fattori, esponendosi, per la circolazione delle merci, dei capitali e del lavoro, a un trattamento diverso, certo meno favorevole, da quello goduto dai membri dell´Unione; e rinunciando fra l´altro alla politica agricola comune nonché ai sussidi per le aree meno sviluppate di cui godono i quattro periferici sotto attacco. I trattati saranno pure pezzi di carta, che la politica a volte può stracciare: ma, per disattenderli senza gravi conseguenze, occorre una unanimità di consensi che pare difficile rinvenire.
E poi ragioni tecnico-economiche. La denominazione del circolante rappresenta un problema secondario rispetto a quello ben più grave della valuta in cui sono espressi i contratti e le obbligazioni pubbliche e private. Supponiamo che un paese dica "basta con l´euro, torno alla mia vecchia valuta" (la lira, la dracma…). Cominciamo con i titoli di debito pubblico già emessi e stilati in euro: in euro devono rimanere, perché qualsiasi cambio arbitrario di denominazione costituirebbe un evento di insolvenza. Il costo del debito nella nuova valuta nazionale aumenterebbe a dismisura, in proporzione con la svalutazione effettiva e quella attesa della nuova valuta rispetto all´euro. E le obbligazioni contratte dalle imprese in euro? In euro dovrebbero restare, pena azioni legali contro i debitori: con un conseguente aumento di costo. Scenari da incubo.
E infine ragioni di corposi interessi. Si comincia a pensare che la Germania potrebbe ben permettersi di abbandonare l´euro da sola, lasciando gli altri a cuocersi nel loro brodo. E´ un paese forte e competitivo, che dell´Europa monetaria è costretto a sopportare i costi senza trarne particolari benefici. Siamo sicuri che sia così? Il costo psicologico e politico di dover mettere mano al portafoglio per aiutare i peccatori certamente esiste; anche se qualcuno dovrebbe ricordare quanto le banche tedesche abbiano contribuito a finanziare le dissipatezze altrui e quanto beneficino dell´onere sopportato per tenere la Grecia o l´Irlanda in piedi. Ma a parte questo: disegniamo uno scenario in cui la Germania si ripiglia il marco e lascia tutti gli altri nell´euro. La conseguenza immediata sarebbe un brusco e consistente apprezzamento del nuovo marco sul vecchio euro: gli esportatori tedeschi, che trovano in Europa fertili mercati, non apprezzerebbero.
In definitiva, oggi tutti vivono male o a disagio nel condominio dell´euro; ma uscire da quel condominio è impresa impossibile, o quanto meno traumatica per tutti i condomini. Non converrebbe allora cercare di ridurre le tensioni della convivenza? Servirebbe a tal fine una iniziativa politica (di quelle che un tempo si prendevano in Europa) per rifondare e rinsaldare l´unione monetaria: non si tratta solo, e neppure soprattutto, di rafforzare il patto di stabilità; si tratta di disegnare oggi un piano organico di sostegno ai paesi in difficoltà; e di prevedere per domani uno sviluppo istituzionale dell´Unione, la cui mancanza è stata causa principale di instabilità.