Roberto Furlani, Corriere della Sera 01/04/2010, 1 aprile 2010
NUOVA ISOLA NELL’ATLANTICO. GALLEGGIA ED E’ FATTA DI RIFIUTI
Anche l’Atlantico – come l’Oceano Pacifico – ha la sua discarica flottante, in cui la plastica regna sovrana.
«L’isola dei rifiuti si trova in un’area che corrisponde all’incirca al Mar dei Sargassi – ha raccontato Kara Lavender Law, oceanografa di Sea Education Association’, dove sono presenti correnti superficiali con una velocità di meno di due centimetri al secondo. Qui, tra il 1986 e il 2008, abbiamo raccolto circa 64.000 pezzi di plastica, che misurano mediamente meno di un centimetro e pesano meno di 0,15 grammi, nel corso di oltre 6.000 ”pescate” con particolari reti a strascico a maglie fini».
Non sono ancora chiare le dimensioni di questa nuova discarica oceanica che, secondo la ricercatrice americana, può essere paragonata come fenomeno e come concentrazione di frammenti di plastica (mediamente circa 20.000 per chilometro quadrato, con punte di 200.000) a quella più famosa e studiata presente nel Pacifico.
La Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico (Great Pacific Garbage Patch), la cui dimensione viene stimata da 700.000 kmq a 15.000.000 chilometri quadrati da circa lo 0,41% all’8,1% dell’area dell’oceano Pacifico), si è formata negli anni Cinquanta ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma. Ad «assemblarla», il North Pacific Gyre (Vortice del Nord Pacifico), un sistema formato da quattro correnti oceaniche.
Le discariche oceaniche potrebbero essere molte di più. La scia di spazzatura è traslucida e non è quindi possibile localizzarla dai satelliti. L’unico modo per studiarla è direttamente da un’imbarcazione.
«La plastica – sottolinea Roberto Danovaro, docente del Dipartimento Scienze del Mare dell’Università Politecnica delle Marche – oltre a causare danni diretti per ingestione a delfini, tartarughe e altri grandi animali, frammentandosi viene ingerita da moltissimi organismi marini filtratori».
Pericolosi composti, come per esempio i policlorobifenili, possono entrare così nella catena alimentare e da qui raggiungere l’uomo.
Attualmente vengono prodotti al mondo, ogni anno, circa 250 milioni di tonnellate di plastica e meno del 5% viene riciclata. L’unico modo per diminuire la dimensione delle discariche oceaniche, segnalano gli esperti, è quello di aumentare il riutilizzo di questo materiale.
Roberto Furlani