andrea Morigi, Libero 23/3/2010, 23 marzo 2010
LO CHIAMANO ISLAM MODERATO MA IL NUOVO CAPO VOTA HAMAS
Si presenta come una ”colomba” Ezzedine Elzir, il nuovo presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia. In realtà, quando poi torna a casa sua a Hebron, nei territori palestinesi, vota dichiaratamente per Hamas, movimento terrorista inserito nella lista nera dell’Unione europea.
In mancanza di ”colombe”, una svolta moderata non era attuabile. Ma occorreva sostituire il non più eleggibile Mohammed Nour Dachan, l’Ucoii compie un’operazione di maquillage, dietro la quale si intravedono i ”falchi” della moschea romana di Centocelle, che assumono sostanzialmente il controllo dell’organizzazione. Conquistano infatti ben tre posti in direttivo: un vicepresidente, il cosiddetto imam Samir Khaldi, e Noureddine Chemmaoui, entrambi originari della Tunisia, a cui si aggiunge l’italiano Ahmad Alessandro Paoloantoni, nominato segretario.
Tra le vecchie conoscenze, Hamza Roberto Piccardo, già segretario nazionale, torna nel consiglio e porta con sé Patrizia Khadija Del Monte, di Reggio Emilia, vicepresidente, a rappresentare l’ala politicamente più schierata a sinistra e su posizioni che lei stessa definisce, con un ossimoro, «molto vicine a quelle del femminismo islamico».
A dare una spinta decisiva verso la resa dei conti fra le fazioni interne hanno contribuito anche le polemiche che da tempo avevano diviso l’Ucoii sulla strategia politica e, in particolare, le controversie anche legali che hanno spaccato le comunità locali. L’assemblea ha premiato coloro che si sono dimostrati più fedeli in occasione delle scissioni più o meno recenti.
Emblematico il caso di Torino, dove l’uscita di Abdelaziz Khounati, ras della moschea della Pace di viale Giulio Cesare, ha accentuato le storiche rivalità dell’islam sotto la Mole. Dal suo Paese d’origine, il Marocco, Khounati aveva ricevuto curca due anni fa un finanziamento di due milioni e 100mila euro con i quali progettava di costruire una moschea. Ora, non se ne sa più nulla.
Così, il tesoriere dell’Ucoii diventa il commerciante egiziano Mohammad Ibrahim, l’Associazione culturale islamica in Piemonte con annessa moschea "Umar ibn alKhattab", in via Saluzzo. Sostituisce in quella carica Sami Trabelsi, bresciano, che tuttavia rimane nel direttivo, in attesa che si chiarisca in tribunale la vicenda che ha spaccato la comunità della Leonessa.
principalmente per questioni di denaro che si scoprono gli altarini nelle moschee
italiane. Tanto che gli aspetti finanziari delle liti interne si riflettono perfino sulle pagine del Sole 24 Ore, che venerdì e sabato, proprio alla vigilia dell’assemblea bolognese dell’Ucoii, era intervenuto con un’inchiesta, raccogliendo le denunce di vari ex aderenti all’Ucoii.
Come il neo-presidente Elzir, è palestinese anche Issam Mujahed, già esponente dell’Ucoii a Brescia e protagonista nei mesi scorsi di una delle lotte intestine che hanno diviso il gruppo, finora egemonizzato da una dirigenza di origine siriana. E proprio da Brescia arriva la denuncia, al quotidiano della Confindustria, di oscuri giri di danaro, versati all’Associazione "Waqf al-Islami in Italia” per «acquistare un immobile da adibire a moschea».
Con gli stessi criteri, scompare dall’organigramma dell’Ucoii anche Milano, dopo la recente uscita di Mohamed Asfa e della moschea di via Padova, sempre a causa di una lite giudiziaria sui fondi per la realizzazione di un luogo di culto. Tutta la rappresentanza della Lombardia, la regione italiana che tutto sommato vanta il maggior numero di immigrati di religione islamica, si riduce così a due sole persone, incluso Fouad Selim, del centro islamico di via Ghilini a Monza. Nel capoluogo lombardo, diviso fra gli oltranzisti di viale Jenner e i ”moderati” via Padova, per l’Ucoii non c’è spazio.