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 2004  febbraio 29 Domenica calendario

Facendo la revisione dei bilanci degli ultimi quattro anni, la Price Waterhouse ha fatto sapere ai vertici delle Poste italiane dell’esistenza di un buco da 104 milioni di euro (subito comunicata al ministero del Tesoro)

Facendo la revisione dei bilanci degli ultimi quattro anni, la Price Waterhouse ha fatto sapere ai vertici delle Poste italiane dell’esistenza di un buco da 104 milioni di euro (subito comunicata al ministero del Tesoro). L’amministratore delegato Massimo Sarmi ha sospeso dall’incarico il responsabile dell’area Finanza («in via cautelativa»), poi ha ordinato nuovi controlli per scoprire «dove sono finiti i soldi». In realtà la società di revisione doveva controllare solo il 2003, ma viste le irregolarità (report mensili falsificati) ha deciso di risalire più indietro. Da subito il responsabile della Finanza nega: «Non c’è nessun ammanco, si tratta semplicemente di un criterio di gestione diverso da quello utilizzato dalla società di revisione». La Price Waterhouse smentisce: «Nell’attribuzione di costi e ricavi sono state utilizzate voci per mascherare la reale situazione finanziaria». Se venisse aperto un fascicolo, la Procura di Roma dovrà ricostruire tutta la vicenda e capire se i soldi sono stati «distratti» a fini personali o per mascherare investimenti sbagliati. Intanto il 4 marzo è stato presentato alla Camera il Piano strategico 2004-2006: previsti investimenti per 2.700 milioni, suddivisi tra ammodernamento degli uffici (40 per cento), informatica e telcomunicazioni (26 per cento), automazione postale (23 per cento), immobilizzazioni finanziarie (10 per cento). Sembra inoltre, che per il secondo anno consecutivo il gruppo possa chiudere il bilancio in attivo: 1,14 miliardi di margine operativo lordo, ricavi per 8,1 miliardi. Sarmi s’è detto sicuro che «se continua così per la privatizzazione di Poste Italiane si potrebbe essere maturi già dalla metà del 2004».