Cesare Medail, "Corriere della Sera" 26/2/2004 pagina 37, 26 febbraio 2004
Alejandro Jodorowsky, nato a Tocopilla in Cile nel 1929 da famiglia ebreo-ucraina, un padre ateo che aveva l’abitudine di tagliarsi i baffi come Stalin: lasciò il Cile sull’Andrea Doria, senza soldi, viaggiando in quarta classe pur d’arrivare a Parigi per conoscere André Breton
Alejandro Jodorowsky, nato a Tocopilla in Cile nel 1929 da famiglia ebreo-ucraina, un padre ateo che aveva l’abitudine di tagliarsi i baffi come Stalin: lasciò il Cile sull’Andrea Doria, senza soldi, viaggiando in quarta classe pur d’arrivare a Parigi per conoscere André Breton. Già in patria, però, quando con la famiglia s’era trasferito a Santiago, aveva preso a frequentare poeti come Nicanor Parra che lo invitava a orinare «devotamente» sulla statua di Sant’Ignazio «perché orinare è come pregare»; artisti come Stella, una sorta di «puttana santa» che concedeva tutto ma non la penetrazione poiché riservava la verginità «al dio che verrà dalla montagna». Quando un pittore gli donò il suo atelier, Alejandro allestì un «teatro magico, dove l’ingresso costa la ragione». E decise di compiere «atti poetici», deliberatamente insensati, anche fuori dal teatro: attraversare la città in linea retta, passando da appartamenti, fabbriche, uffici; riempire di larve la casa sul mare di Neruda cosicché all’ingresso del poeta sarebbero sbocciate da ogni angolo nuvole di farfalle. Giunto a Parigi frequentò Breton e i surrealisti, girò film quali "La montagna sacra" e "El topo", creò Panico, sodalizio teatrale con Topor e Arrabal, lavorò con Marceau e Maurice Chevalier.