Cesare Medail, "Corriere della Sera" 26/2/2004 pagina 37, 26 febbraio 2004
Nel marzo 1953, alle due di notte, squillò il telefono nella casa parigina di André Breton. «Lei è André Breton?», «Sì, lei chi è?»; «Sono Alejandro Jodorowsky e vengo dal Cile per salvare il Surrealismo», «Ah, bravo, vuole incontrarmi?»; «Subito!», «Adesso no, è tardi, sono già a letto, venga domani a mezzogiorno»; «No, non domani, adesso! Un vero surrealista non si lascia guidare dall’orologio»; «Domani», «Allora mai»
Nel marzo 1953, alle due di notte, squillò il telefono nella casa parigina di André Breton. «Lei è André Breton?», «Sì, lei chi è?»; «Sono Alejandro Jodorowsky e vengo dal Cile per salvare il Surrealismo», «Ah, bravo, vuole incontrarmi?»; «Subito!», «Adesso no, è tardi, sono già a letto, venga domani a mezzogiorno»; «No, non domani, adesso! Un vero surrealista non si lascia guidare dall’orologio»; «Domani», «Allora mai». Jodorowsky s’incontrò col padre del Surrealismo solo sette anni dopo, con Arrabal e Topor, nelle riunioni artistiche che il maestro teneva al caffè "La promenade de Venus"».