Varie, 28 febbraio 2004
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Ragazzini Giuseppe
• Modigliana (Forlì) 1923, Modigliana (Forlì) 27 febbraio 2004 • «Indicato da varie generazioni di studenti soltanto per cognome e articolo: ”il Ragazzini”. Sembrava quasi che la persona coincidesse con l’oggetto, cioè con quel volumone che negli ultimi anni si avvicinava alle 2.500 pagine. Era il Dizionario Zanichelli Italiano Inglese, un monumento di glottologia e di linguistica ricco di lemmi, denso di citazioni (oggi se ne contano più di mille, estratte da autori inglesi, irlandesi, americani), caratterizzato dai ”falsi amici”, ossia da quelle parole simili all’italiano (’abusive”, ”rumor”) ma di significato radicalmente diverso. Con i ”falsi amici” non potevano mancari i ”falsi anglismi”, le parole come ”feeling” e ”playback” che nessun inglese si sognerebbe mai di pronunciare. Ma, dietro l’oggetto, c’era il professor Ragazzini, l’anglista che aveva studiato la letteratura elisabettiana (in particolare Shakespeare e Marlowe), aveva approfondito l’opera di D.H Lawrence, aveva pubblicato un’antologia della narrativa americana contemporanea, ed era tanto appassionato di sport da farne un Dizionario specialistico, pubblicato ovviamente da Zanichelli. L’incontro con la casa editrice degli Enriques avvenne negli anni Cinquanta e nel 1967 uscì la prima edizione del Dizionario, che ebbe subito un immediato successo. All’epoca Giuseppe Ragazzini aveva concluso l’esperienza di Ispettore centrale al ministero della Pubblica Istruzione e si dedicava all’insegnamento della lingua e della letteratura inglese presso la facoltà di Economia e Commercio a Bologna. Si esercitava con successo nell’attività di saggista e studioso. Per aderire all’ambiente accademico nel quale operava, scriveva una Breve storia dell’usura che sarebbe stata premiata dalla Presidenza del Consiglio. Ma era il Dizionario il luogo nel quale Ragazzini esercitava profondamente il proprio talento linguistico. Ormai era a capo di un’équipe scientifica. Con i suoi aiutanti aggiornava l’opera in continuazione, ne forniva un’edizione elettronica, dava la caccia alla lepre di ogni linguista: i neologismi. E così, compulsando ”il” Ragazzini, si faceva la conoscenza di un Alpha Male e anche di una top banana, e si capiva perché gli inglesi, e forse anche gli americani, a volte si comportano da dweeb e si esprimono in technobubble» (’La Stampa” 28/2/2004).