Erika Bestenreiner, L’imperatrice Sissi. Storia e destino di Elisabetta d’Austria e dei suoi fratelli, Mondadori, 2003, 24 febbraio 2004
Impiccati. Il conte Gyula Andrássy, ungherese, detto ”il bell’impiccato”: condannato a morte in contumacia per alto tradimento per aver aderito alla Rivoluzione in Ungheria nel 1848, dopo la lettura della sentenza il boia appese simbolicamente al capestro una lavagna nera con su scritto il suo nome (fu poi graziato su istanza della mamma)
Impiccati. Il conte Gyula Andrássy, ungherese, detto ”il bell’impiccato”: condannato a morte in contumacia per alto tradimento per aver aderito alla Rivoluzione in Ungheria nel 1848, dopo la lettura della sentenza il boia appese simbolicamente al capestro una lavagna nera con su scritto il suo nome (fu poi graziato su istanza della mamma). Recatosi a Vienna con una delegazione ungherese per ottenere più indipendenza dall’Austria, fu ricevuto dall’imperatrice Sissi, che conquistata dal suo fascino, soddisfò la richiesta persuadendo il consorte. In base alla data di nascita della terza figlia di Sissi, Maria Valeria, la stampa scandalistica sostenne che il padre fosse proprio Gyula Andrássy (tra l’altro Sissi aveva partorito in Ungheria e aveva scelto un nome di battesimo nuovo per la Casa D’Asburgo, adottando la denominazione di epoca romana della regione intorno a Budapest). Comunque Maria Valeria fu sempre la figlia prediletta di Sissi, amata in modo così possessivo da essere soprannominata ”l’Unica”.