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 2004  febbraio 24 Martedì calendario

MITI Michela.

MITI Michela (Michela Macaluso). Nata a Roma il 12 giugno 1963. Attrice. «Fu, negli anni ’80, quello che Edwige Fenech è stata negli anni ’70: il sex symbol del cinema italiano, genere erotico soft. Allo stadio gli ultrà romanisti la inseguirono con cori che guardavano alle curve (e non era la Sud). Al cinema era la maestrina che lo studente Alvaro Vitali (Pierino) guardava arrampicando lo sguardo sotto la sua scrivania. [...] Il ”Corriere” i suoi film li recensiva così: ”Non ci saremmo forse mai occupati di Pierino contro tutti se non ci fosse giunta eco della forte attrazione che sta suscitando”. Michela, come ha cominciato? ”A 15 anni con la tv dei ragazzi. In famiglia non potevano aiutarmi economicamente, mi sono data da fare presto. Ero dotata fisicamente, vinsi un concorso di bellezza a Rimini, in un clima vacanziero. Mi fecero delle foto. Avvenne tutto per caso. Fellini me lo presentò il fotografo della Dolce Vita Tazio Secchiaroli. [...] Fellini. Mi voleva ne La città delle donne, dovevo rappresentare il sogno di Mastroianni, ma ero troppo giovane. Però mantenni i rapporti con lui, era un grande sensitivo, mi disse cose che si verificarono in seguito. [...] Mi disse che avrei cominciato a fare l’attrice dalla commedia all’italiana. Dopo Fellini, mi chiamò Franco Brusati in Dimenticare Venezia, ma la mia scena, in cui ballavo il valzer, fu tagliata. [...] Poi vennero Banfi, Pozzetto, Manfredi. E anche prima ho fatto partecipazioni vestita dalla testa ai piedi, manco un ginocchio mi si vedeva. Tutta nuda non sono mai apparsa del tutto. Infermiera, soldatessa? No, in quel genere sono stata solo maestra. In Vieni avanti cretino ero una ladra di macchine”. Pagavano tanto? ”Macché, ero una sconosciuta, avrò guadagnato 50 milioni di vecchie lire a film. Film che incassavano miliardi”. [...] ”L’ho vissuto come un passaggio, mi offrivano film erotici-soft a valanghe, mi voleva Tinto Brass ma ha un’idea della donna abbastanza... oggetto. Avevo un fisico esplosivo ma ero ironica, non volgare. [...] Ho rifiutato foto porno che poi hanno fatto cantanti famose. Mai accettato proposte indecenti. E alcuni produttori m’hanno fatto la guerra per questo. Ma io ho sempre lavorato: gli sceneggiati con Massimo Ranieri e con Arnoldo Foà, Sergio Citti, Alberto Bevilacqua, il teatro sperimentale nelle piazze estive... Solo che di queste cose non si parla [...]» (Valerio Cappelli, ”Corriere della Sera” 23/2/2004).