24 febbraio 2004
DE STEFANO Orazio.
DE STEFANO Orazio. Nato a Reggio Calabria l’11 febbraio 1959. Mafioso (’ndrangheta). Arrestato il 22 febbraio 2004 dopo una lunga latitanza. « un’eredità di sangue quella che ha fatto ”grande” Orazio De Stefano e lo ha portato ai vertici della ’ndrangheta. La lupara nemica ha eliminato i suoi tre fratelli che lui era ancora ragazzino e lo ha proiettato a capo della più potente cosca reggina. Quella che dagli anni Ottanta ”governa” Reggio Calabria, ha legami solidi con la politica e gli affari, è stata coinvolta in faide sanguinose ma è sempre risorta. Quella stessa che gli ha creato una rete di protezione fitta e sicura, che lo faceva sentire tranquillo, seppure latitante da sedici anni nel corso dei quali ha avuto ben cinque figli dalla legittima consorte. [...] Vanta una storia criminale di primo livello e una vita vissuta negli agi. fratello di Giorgio, Giovanni e ”don” Paolino, che avevano costruito la fortuna del clan ma furono trucidati in faide mafiose, l’ultimo in un agguato dopo l’attentato a ”nano feroce”, il boss Nino Imerti, che diede il via alla seconda guerra di mafia con mille morti. [...] A quanto risulta, ha fatto una latitanza dorata, mai lontano dalla moglie Antonietta Benestare, una nipote dei Tegano, potente clan alleato, e dai cinque figli. Si muoveva in auto, superprotetto, per tenere le fila della propria ragnatela d’affari, evitava il telefono e dava ordini utilizzando i cosiddetti ”pizzini”, biglietti che faceva lasciare in posti concordati, poi tornava a Reggio. ”Qui - spiega il pm antimafia Francesco Mollace - Orazio De Stefano era a capo di una cosca che per anni ha avuto contatti con tutti i settori della vita pubblica, istituzioni politico-giudiziarie comprese. uno di quei boss che non porta la coppola perché appartiene al livello più alto di quella ’ndrangheta imprenditrice che ha i suoi interessi anche all’estero e investe denaro nelle attività produttive”.’De Stefano - aggiunge il capo della mobile Arena - è un vero boss e ha gestito la propria latitanza da capo, senza mai perdere il controllo dell’attività del suo gruppo criminale”.Condannato all’ergastolo nell’Operazione Olimpia (cinquecento indagati), deve scontare un’altra pena a 12 anni per associazione mafiosa, l’unica passata in giudicato. [...] ”Allievo” del fratello Paolo che in politica aveva molti referenti, studente universitario di Economia, più volte denunciato per sequestro, violenza privata e porto abusivo di arma da fuoco, Orazio De Stefano iniziò la sua carriera di uomo d’onore ancora minorenne quando fu arrestato perché trovato armato e poi rimesso in libertà grazie al ”perdono” del giudice. Negli anni Ottanta fu un collaboratore fidato del fratello Paolo, frequentatore assiduo della villa ”Tacita Georgia” a Cape D’Antibes, dove portava danaro e affetti al boss dei boss latitante. Arrestato nel 1982 proprio alla frontiera con la Francia, Orazio s’era reso irreperibile dal 1988, dopo aver ottenuto la libertà provvisoria pagando 150 milioni di lire di cauzione. Da quel momento inizia la sua latitanza e la sua ascesa nel mondo della ’ndrangheta. Rilanciò, con nuove alleanze, il ruolo del ”casato” mafioso e si affermò come boss di primo livello» (Pantaleone Sergi, ”la Repubblica” 23/2/2004). «La maturità classica l’aveva presa nel 1979 e, in seguito, si era anche iscritto alla facoltà di Economia perché la sua famiglia, con tutti gli affari che gestiva da Reggio Calabria a Cap d’Antibes, aveva immaginato per lui un grande studio di commercialista. Poi, però, gli esami non li ha mai finiti: la vita da vero boss, tra carcere e rifugi segreti, e i clan avversari, che gli hanno ucciso a fucilate tre fratelli, non gli hanno consentito di conquistarsi la laurea. Dal 1988, dunque, si era inabissato nel ventre molle del capoluogo reggino e per molti anni ha saputo amministrare con discrezione, soprattutto in tempi di ”pax mafiosa”, la spartizione del racket delle estorsioni, dei flussi di droga e del mercato deviato degli appalti pubblici. [...] Fratello minore di Giorgio, di Giovanni e di ”don Paolino” - tutti e tre uccisi tra il 1977 e il 1985 - Orazio De Stefano viene descritto dai collaboratori di giustizia come lo stratega della ”pax mafiosa” istaurata a Reggio nel ’91 dopo l’omicidio del giudice Scopelliti: grazie al ”dottore”, i vari cartelli criminali (De Stefano e Latella, da una parte; Condello e Imerti, dall’altra) hanno saputo convivere, dividendosi al millimetro anche le attività commerciali ed economiche da spremere con il pizzo. Orazio De Stefano abitava in pieno centro, in un appartamento elegante del ”Parco Caserta” sul quale si affacciano i balconi delle case di noti professionisti. E nonostante il gesto di sfida di vivere a due passi dal museo che ospita i Bronzi di Riace, il boss prendeva le sue precauzioni: non usava mai il telefonino e pretendeva da quelli che lo andavano a trovare di staccare le batterie del cellulare per paura di essere individuato su una ”cella” della rete» (Dino Martirano, ”Corriere della Sera” 23/2/2004).