Renata Pisu, "La via della Cina", Sperling&Kupfer, 21 dicembre 1999
«A Shanghai, nel 1987, andai a visitare la casa dove era stato fondato, nel 1921, il Partito comunista cinese
«A Shanghai, nel 1987, andai a visitare la casa dove era stato fondato, nel 1921, il Partito comunista cinese. Avevo l’indirizzo, chiedevo indicazioni, nessuno che sapesse darmele. Eppure era un monumento nazionale. Alla fine arrivai ala meta, una casa in mattoni, a due piani, in una via secondaria. Sulla porta un’iscrizione: "Qui si è tenuta la prima riunione nazionale per la fondazione del Partito comunista cinese". Nel piccolo androne semibuio, un banchetto dietro cui sedevano due donne con l’aria annoiata, in attesa di vendere il biglietto d’ingresso, che costava solo 10 centesimi di yuan, cioé 25 lire, un prezzo popolarissimo in una città dove allora le pere costavano otto yuan al chilo. Visitai in assoluta solitudine la saletta al pianterreno, riarredata con mobili d’epoca, dove dal 13 al 30 luglio del 1921 tredici uomini fondarono segretamente il grande partito. La casa in cui si svolse questa storica riunione, mi spiegò una delle due donne che si era alzata contrariata a farmi da guida, apparteneva a uno dei fondatori, un certo Li Hanjun, gli altri dodici non ricordava come si chiamassero. Mao non c’era, pare fosse stato invitato, che fosse venuto fino a Shanghai apposta per partecipare a quella riunione, ma non fosse mai arrivato in quella casa. In seguito raccontò di non essere riuscito a raccapezzarsi nel dedalo di vie della grande città».