Natalia Aspesi, Il Giorno, 27/07/1962, 27 luglio 1962
L’una di notte, alla Bussola: hanno suonato le orchestre di Bruno Martino e di Lelio Luttazzi, la gente le ha ascoltate, ha fatto anche qualche balletto sentimentale, ma adesso comincia ad essere nervosa; le signore scrollano indietro i loro boleri di cincillà, le ragazze controllano di aver portato un numero sufficiente di magliette e fazzoletti di ricambio, per sè e per i loro cavalieri, perché tra un po’ cominceranno a sudare come minatori
L’una di notte, alla Bussola: hanno suonato le orchestre di Bruno Martino e di Lelio Luttazzi, la gente le ha ascoltate, ha fatto anche qualche balletto sentimentale, ma adesso comincia ad essere nervosa; le signore scrollano indietro i loro boleri di cincillà, le ragazze controllano di aver portato un numero sufficiente di magliette e fazzoletti di ricambio, per sè e per i loro cavalieri, perché tra un po’ cominceranno a sudare come minatori. Finalmente salgono sulla pedana gli idoli di questa agitata estate versiliese: sono cinque bellissimi giovanotti negri, alti, secchi, sorridenti, i più bravi fabbricanti a ripetizione di twist. Per un’ora Carl Holmes e i suoi ragazzi continueranno a suonare, a urlare, a ballare, a saltare. In un baleno la pista è zeppa: giovanissime in pantaloni e scarpe da ginnastica, crucciate e bravissime pazze in chiffon, con tacchi a spillo, intellettuali panciuti e spregiatori della vita notturna, giovanotti emaciati che hanno sempre odiato il ballo. E via senza stancarsi, a contorcersi con perizia o goffaggine, incuranti delle gomitate che si ricevono, dei colpi che si danno, dei piedi dilaniati dai pestoni, ognuno impegnato con i propri muscoli, isolato, la compagna di ballo finita chissà dove, dimenticata, forse caduta per una sincope, ma non fa niente.