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 1962  luglio 27 Venerdì calendario

«Imparate il madison», intimano grossi cartelli piantati lungo le strade, e la massa più evoluta, assetata di sapere, ubbidisce

«Imparate il madison», intimano grossi cartelli piantati lungo le strade, e la massa più evoluta, assetata di sapere, ubbidisce. Eccoli, ancor tutti sudati, appiccicati, a pezzi per l’ora di twist, eppure già disposti ad erudirsi, ad affaticare, nel caso del madison, più lo spirito che le gambe. Il madison è infatti un ballo tristissimo, quasi funereo, composto da cinque passi diversi, non difficili da copiare, se c’è uno bravo che lo fa, ma difficilissimi da ricordare. Con il Madison tutte le regole tradizionali del ballo moderno vanno all’aria, si ritorna alle ”community dance”, alle danze popolari, di massa, da ballar sull’aia, o anche, con ritmo ben diverso, a certe danze sepolte che escludono la coppia avvinghiata, qualcosa come il minuetto e la gavotta, però molto più disordinate e senza gaiezza. Uomini e donne si dispongono su un paio di file, come soldati, e non c’è nessuna necessità di avere un cavaliere o una dama: ci si muove lentamente, avanti, indietro, mezza giravolta, una giravolta, piedi incrociati, si battono le mani dandosi un po’ di ginocchiate e di pestoni, ma senza vivacità. Alla fine gira la testa e ci si sente malinconici, quasi costretti a pensare. Ma niente paura: i più raffinati tra i raffinati sanno già fare lo ”smashed potatoes”, la ”patata spiaccicata”: danza difficilissima che trasporta i fortunati che la sanno già in piena foresta vergine, durante, probabilmente, una feroce danza di guerra: i piedi si muovono vorticosamente, in un a serie di saltelli disordinati.